Siamo cose fra le cose

01/06/2010

Siamo cose fra le cose
Disegno di Alessandro Mendini

 

Quali cose siamo: negli spazi circolari del museo del Design alla Triennale irrompe una vasta selezione antologica di oltre 800 oggetti, tra miniature e gigantografie, dipinti, complementi d´arredo, statue e sculture. Il design abbandona le cose per diventare arte e storia. Alessandro Mendini, curatore della rassegna e da poco nominato direttore di Domus, dimostra come una lunga carriera possa essere soltanto un percorso del suo percorso.

Come raccontare l´allestimento e le scelte che hai affrontato curando Quali cose siamo?

Per quanto riguarda il museo del Design, ho scelto di esporre piú che veri e propri oggetti di design, di quelli che han fatto storia, per intendersi, oggetti interiori. Ho infatti escluso dall´allestimento di Quali cose siamo le vere e proprie icone del design, ormai riconoscibili e note come tali. Ho preferito cercare e inserire in mostra oggetti ai quali appartiene una forte componente antropologica. Le cose rovinate, contagiate, animate e usurate dalla vita parallela dell´uomo, questi sono gli oggetti che, secondo me, per omologia con la nostra vita quotidiana, nascono crescono e muoiono; seguendo una curva a campana, un ciclo che ha un picco nel centro e che poi decresce verso la sua fine. Verso cioé il termine del loro utilizzo o della loro messa in scena. A me piace far luce sul perché degli oggetti e sul loro romanzo, a me piace scoprirne l´aspetto letterario. Ogni persona, vivendo, crea un proprio romanzo. é nelle storie, nei racconti che ciascuno va in cerca dei nomi e delle relazioni con le cose che ha attorno. La narrazione é una cornice linguistica che fa parte della vita degli oggetti; spesso é tra di loro che essi instaurano continui romanzi. Ma non tutte le cose hanno una storia da condividere, non tutte sono in relazione. Spesso attorno a suppellettili, accessori e soprammobili c´é il caos che contribuisce a renderli grandi, piccoli, brutti e persino malvagi. Eppure sono tutti detonatori affettivi. Nella selezione degli oggetti ho seguito un metro di ricerca istintivo. Ho mischiato ricordi, piaceri, amori, problematiche e ascendenze politiche senza rimpiangere nulla di quel che ho esposto. Pensa che in mostra c´é persino parte della casa dell´Elba di Gianni Pettena, e alcune macerie portatili, conservate in una piccola scatola da viaggio, da uno studente dell´Aquila. é un ricordo di quel che era la propria casa prima che venisse abbattuta dal terremoto.

Ci sono oggetti in mostra ai quali sei piú legato e aneddoti a loro connessi?

Gli oggetti, inseriti nelle piscine-allestimento di Charpin, sono piú di 800. Ho voluto e cercato che ciascuno di essi emanasse chiaramente la propria appartenenza all´Italia. D´altronde, qualsiasi importante designer straniero ha comunque avuto rapporti (facendo spesso la sua fortuna) con l´industria del Belpaese. Io, ad esempio, amo molto il phaselus di Catullo, progetto che ho scelto di inserire in miniatura come primo manufatto del percorso di Quali cose siamo. Ritengo infatti che Catullo sia il primo, vero critico di design della storia. Catullo, attraverso il conferimento del nome, dona alla barca la parola, dandole un´anima che addirittura la mette in dialogo con se stessa. In mostra ho esposto e riprodotto, grazie a uno specialista di disegni nautici di barche greche e latine, un modellino del phaselus. Io vedo gli oggetti non come un tipo particolare di usato; a me interessa il loro adoperato. Per esempio, tutti immaginano che per una rassegna di design di questo genere non sarebbe mai dovuta mancare una Lettera22 di Olivetti. Io peró ho trovato la Lettera22 appartenuta a Montanelli, la stessa, originale macchina da scrivere che lo ha accompagnato a lungo; e me la sono fatta prestare per la Triennale. Poi sono andato a ricercare le sette bottiglie di Morandi, quelle che lui ha reso celebri perché dipinte ossessivamente nelle sue nature morte: sempre e soltanto quelle, replicate, come un esercizio, molte e molte volte. Anche Morandi era un designer, un designer al contrario peró, lui era uno che trasponeva sulla tela la tridimensione della realtá, attraverso la scelta di nuovi colori, luci e ombre.

In che direzione si muove il design di Quali cose siamo? Secondo te, esiste un -vecchio- e un -nuovo- metodo di inventare il design?

In mostra io assemblo e avvicino oggetti geograficamente lontani; mettendo, cosí, gli uni accanto agli altri, prodotti della Sicilia e decori della Valtellina. Con Quali cose siamo io ho compiuto una ricerca sul design italiano, ben sapendo che le grandi firme internazionali del settore si inseriscono in maniera laterale. In mostra é presente, ad esempio, un volto di Mussolini, un pastello su carta disegnato da Nizzoli; o un nudo di Sambonet assieme ad un suo piatto di ceramica. Ho mirato ad esporre la loro storia, la loro saggezza piú che curarmi della loro mera esibizione.

Quanto oggi il design é creato e quanto é inventato?

Per me, inventare il design é il farsi delle cose. Esistono poi tante situazioni antiche e tante meccaniche virtuali diverse che possono influenzare l´invenzione. Ma il creare resta un´azione implicita nel carattere e nella storia della persona. Non si possono fissare delle date di riferimento per quanto riguarda la nascita del design. L´uomo non ha mai smesso di pensare a come fare oggetti. Dunque che date fissare per la nascita del design? 1890? 1930? E´ troppo poco un secolo di vita per una disciplina trasversale come il design. Il design é la storia dell´uomo con le cose, non é solo una funzione o un abbellimento, é anche ispirazione. Dall´iphone, al walkman, alla ruota allo stesso internet l´uomo ha creato una forma per aumentare il proprio approccio sensoriale alla conoscenza.

Che rapporto c´é tra il corpo e il design? Tu spesso hai utilizzato il design come una sorta di protesi estetica dell´uomo, che rapporto c´é tra i due elementi?

L´uomo, il suo corpo e il design sono legati da una relazione di antropomorfizzazione dell´oggetto, personalizzato al punto tale che solo per il fatto di averlo accanto, nella vita quotidiana, é poi possibile attribuirgli un valore non materiale, incommensurabile. Basta ad esempio fare riferimento all´antroposofia delle antiche stupe nel Nepal, o all´architettura e alla sua corrente piú espressionista. Io ritengo che oggi le vere estensioni del design installate sul corpo siano la letteratura e la commedia. Io non faccio e non amo gli oggetti perfetti. Le cose sono malvagie, sono brutte e, a volte, alcune, sono anche stranamente belle ed é solo grazie alle loro ammaccature che é possibile metterle in dialogo tra di loro.

Qual é il tuo designer preferito?

Il Verrocchio, perché era capace di passare senza indugio dal progettare gli spazi delle saliere al comporre i suoi indimenticabili dipinti.

Ma alla fine, spiegaci: quali cose siamo?

(Ridendo) Beh, la risposta resta la stessa frase della domanda, ma senza il punto interrogativo.



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