ARCHITETTURA DELL’ARCO ALPINO

11/08/2017

ARCHITETTURA DELL’ARCO ALPINO

Fondata nel 2016, l’associazione Architetti Arco Alpino, presieduta da Alberto Winterle, riunisce gli Ordini professionali delle province di Cuneo, Torino, Aosta, Novara Verbano Cusio Ossola, Sondrio, Trento, Bolzano, Belluno e Udine (che insieme rappresentano 14mila iscritti) per valorizzare le specificità della progettazione in zona alpina e dare vita a percorsi condivisi di conoscenza, partecipazione e confronto.

Per questo l’associazione ha ideato una Rassegna e il Premio Architettura Alpina, a cui hanno partecipato 246 progetti realizzati tra il 2010 e il 2016.

Le quattro opere vincitrici di questa prima edizione, premiate il 27 marzo scorso, secondo la giuria formata da Bernardo Bader, Sebastiano Brandolini e Quintus Miller, rappresentano il meglio delle progettazioni alpine italiane.

I progetti vincitori

 

Wood and The Dog (2013) di Studio Errante Architetture, realizzato presso la Frazione Ghisola di Paesana (Cuneo), è un capanno che nonostante le sue dimensioni irrisorie (9 mq) include in sé una serie di funzioni che si esplicitano in altrettante soluzioni formali. È legnaia per lo stoccaggio della legna da ardere: le fessure che caratterizzano l’involucro di legno garantiscono l’aerazione necessaria all’essicazione del legname. È una zona di riparo e di interazione tra interno ed esterno del cortile, un baricentro che prende vita: la nicchia del lato sud è una seduta speciale per uomini e animali. 
È una zona di lavoro e servizio all’area esterna della casa: il setto di cemento armato che definisce parte del prospetto est si ripiega all’interno a formare un piano di incasso per un capiente acquaio. 
È un dispositivo di delimitazione spaziale: il muro della costruzione precedente, con la sua tessitura irregolare e combattuta è stato mantenuto, consolidato e lasciato a vista, a sostegno della nuova costruzione. I dettagli sono al minimo. Le definizioni letterali. Cemento armato per basamento, murature e cordoli. Legno per quasi tutto: lamellare per la struttura, di castagno carbonizzato per il rivestimento e la copertura, di castagno naturale per gli infissi. Compensato per gli inserti e la nicchia. Di bosco antico per il gradino. Alla fine si tratta di un muro, una scatola con nicchia, una porta con finestra, due pivot e un gradino. Quasi nient’altro.

 

 

Recupero della Borgata Paraloup (2008-2013) a Rittana in Valle Stura (Cuneo) di Dario Castellino, Valeria Cottino, Giovanni Barberis e Daniele Regis.

Commissionato dalla Fondazione Nuto Revelli, il progetto di recupero della borgata simbolo della Resistenza e emblematica dell’abbandono del patrimonio architettonico e paesistico, è immagine tangibile delle relazioni tra valori naturali e antropici e si basa sui principi fondamentali della conservazione e del restauro: la riconoscibilità, la reversibilità e il minimo intervento. 
Il metodo costruttivo lascia le rovine come lettura dei tessuti murari originali, consolidati e resi indipendenti, trasformandole in contenitori per le scatole progettate (per un volume complessivo di 2.200 mc). Queste “scatole”, in legno di castagno, hanno pareti e soffitti in pannelli con doppio strato di legno e interposto materiale isolante e coperture in lamiera. Una piattaforma in legno a sbalzo verso la pianura ospiterà un teatro all’aperto, un disegno che prosegue l’idea progettuale della Borgata, quello di preservare il valore spaziale e distributivo sia delle baite che dei sentieri esistenti.

 

 

 

Piazza e zona di ingresso dell’abbazia di Novacella (2010), Markus Scherer.

L’area antistante il convento barocco dei Canonici Agostiniani a Novacella (Bolzano), circondata da edifici di notevole valore storico e utilizzata in precedenza come parcheggio, doveva essere trasformata in una piazza e in una zona di ingresso per l’abbazia. Il livello della piazza è rialzato di circa 1,5 metri rispetto alla quota originaria per creare una sorta di impluvium. L’intervento restituisce la corretta dimensione architettonica ai diversi edifici che danno forma alla piazza, riorganizzando in modo chiaro lo spazio pubblico. Uno dei criteri fondamentali del progetto era che la nuova piazza tra gli edifici fosse realizzata impiegando elementi il più semplici possibile e un materiale unitario di provenienza locale come il granito di Bressanone. La Richterhaus, l’Engelsburg  e la Cantina dell’abbazia delimitano chiaramente lo spazio pubblico insieme ai tre percorsi principali di arrivo, sosta e percorso verso l’ingresso. Le superfici a verde lungo il Muro dei Turchi sono state conservate e riqualificate in modo da garantire un utilizzo flessibile della piazza anche per feste ed eventi, senza inserire strutture permanenti che interferiscano con l’armonioso ensemble costituito dagli edifici storici.

 

 

Complesso residenziale ad Appiano, Bolzano (2015), di Feld72 Architekten

Gli alloggi, per una superficie costruita di 1.237 mq, sono raggruppati intorno a una corte verde che ricorda il cosiddetto “Anger”, lo spazio collettivo a prato al centro dei borghi di campagna. I corpi di fabbrica dal disegno essenziale sono semplici nella forma e nell’aspetto. L’unico elemento di varietà è dato dalla disposizione delle aperture, con il ritmo delle facciate scandito da finestre a tutta altezza e dalle fasce marcapiano ben strutturate. I pannelli sandwich prefabbricati in cemento a vista, di una calda tonalità che richiama quella della terra, danno al complesso un carattere scultoreo.



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