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IOA 33 - Giugno 2010

Dura Europos

Una scoperta che ha rivoluzionato la storia dell'Oriente

La visione aerea dell'antica Dura Europos

Riva destra dell’Eufrate, quasi al confine tra Siria e Iraq. Sulla strada che da Deir ez Zor porta al ponte di Al Boukmal si trovano le muraglie di Dura Europos. Oltrepassato l'impressionante varco decorato da graffiti greci, latini e aramaici, si viene trasportati in un altro mondo. È ciò che resta di un'antica città per tre lati cinta da mura e con il quarto lato affacciata sul grande fiume da un dislivello di oltre 40 metri. A occidente il muro è rettilineo, lungo quasi un chilometro, scandito da 14 torri, aperto dalla "Porta di Palmira" dotata a sua volta di altre due torri maggiori.

È in questa cornice impressionante che fu fondata la colonia militare macedone di Europos, trasformata a metà del II secolo a.C. in una città greca a pianta regolare. Meno di mezzo secolo dopo, Europos si trovò inglobata nel regno dei Parti e vi rimase per tre secoli. Dopo la conquista della città da parte dei Romani, nel 165, essa divenne avanposto contro l'impero sassanide, che condusse una guerra implacabile contro Roma. Dura Europos venne fortificata nel 256, ma durante una grande offensiva sassanide fu assediata e alla fine, sconfitta, sparì dalla faccia della Terra. Scoperto per caso nel 1920, questo sito archeologico ha restitituito uno dei più cospicui patrimoni di memoria sulla storia delle civiltà e dei culti religiosi, che si sono radicati in quest'area nell'arco di più di 5 secoli, rivoluzionando la nostra conoscenza della storia dell'Oriente. Europos è l'unico sito, al di fuori dell'Egitto, ad aver conservato un'abbondante messe di pergamene e papiri; di inestimabile valore sono le scoperte artistiche, architettoniche, di cultura materiale, che illustrano le diverse civiltà che si sono incontrate in questo punto di contatto del mondo greco-romano con l'Oriente semitico e iraniano. Qui sono state trovate tracce del più antico edificio di culto cristiano, di una straordinaria sinagoga dipinta, delle pitture del tempio di Bel, dell'impressionante sistema difensivo ellenistico e del campo dove avvenne l'ultima battaglia tra Sassanidi e Romani.

Il viaggiatore che oggi salga sulla cittadella, lungo i dirupi che circondano i bastioni dell'antica Dura Europos, può misurare la bellezza severa e grandiosa del luogo, preservato nel suo isolamento centenario. La XXI edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, promosso dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, l'ha scelto come "deposito di segni e simboli accumulati per cinquecento anni, dimenticati per 16 secoli". Un riconoscimento alla sapienza e alla continuità di una guida che riesce a far vivere nel tempo un prezioso patrimonio antico. Alla direzione generale delle Antichità siriane è stato consegnato il sigillo del riconoscimento e dell’impegno per la salvaguardia e lo studio di quel che resta in situ della città e la cura di quel che se ne conserva in diversi musei.

Il Premio

Il Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino é una delle più interessanti iniziative della Fondazione Benetton Studi Ricerche, nata nel 1987 con l'avvio di un settore di studio e ricerca incentrato sulla questione del "governo del paesaggio". Il Premio, istituito nel 1990, viene conferito a un luogo scelto di volta in volta da una giuria scientifica internazionale, che quest'anno era  composta da: Carmen Anon dell'università di Madrid, Domenico Luciani della Fondazione Benetton,  Monique Mosser della Scuola Superiore di Architettura di Versailles, Lionello Puppi del Centro Studi Tiziano e Cadore di Pieve di Cadore e Massimo Venturi Ferriolo del Politecnico di Milano.

Giunto alla ventunesima edizione, il premio a Dura Europos è stato accompagnato da una mostra (chiusa il 27 giugno a Treviso) con materiali fotografici e documentari che illustravano la dimensione storico-geografica, la vicenda archeologica, gli aspetti paesaggistici e culturali indispensabili a comprendere l'importanza del sito premiato.

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