Libero artefice

02/04/2010

Libero artefice
L´incerenitore di Roskilde. Visto il progetto di Van Egeraat, anche i piú critici hanno ammesso che un incerenitore non deve essere per forza brutto

Erick van Egeraat, olandese, giá co-fondatore di Mecanoo, é uno dei piú significativi rappresentanti di un´architettura per sua stessa definizione ?iconica?, profondamente post-moderna, fortemente globalizzata e altrettanto intensamente consapevole della forza delle forme e delle immagini nel cogliere e rivelare il contesto culturale, sociale ed economico in cui si sviluppa un progetto e un´opera di architettura. Lo incontriamo per l´intervista a Milano in occasione della sua premiazione per l´intervento recentemente completato del Centro Direzionale Milanofiori Nord.

Erick Van Egeraat, come definisce il suo lavoro?

Iconico! Sono convinto che quando si costruisce é necessario mostrare qualcosa e descrivere lo spirito del momento rappresentandolo attraverso immagini. Mi interessa la moda come uno dei piú importanti mezzi di rappresentazione che la nostra societá ha a disposizione. Credo che la moda incorpori e dia forma a cose che ci sono giá ma che fino a quel momento stentano a trovare una forma di espressione. Nonostante tutto, a differenza dei vestiti, l´architettura deve diventare solida e un´architettura sinceramente qualificabile quale fonte di ispirazione deve essere in grado sia di rispecchiare il proprio tempo, sia di durare nel tempo.

Quali sono le opere di architettura che apprezza di piú sia del passato che contemporanee?

C´é una chiesa a Venezia sul Canal Grande, davanti all´Hotel Gritti Palace che, per la sua scala e per la sua architettura, trovo veramente notevole.

Con tutto il rispetto per il suo lavoro devo confessarle che non ho mai veramente capito il suo progetto di Assago. Mi sembra massiccio, ma allo stesso tempo debole, in particolare le facciate, che sembrano indipendenti dal resto. Vorrei saperne di piú su questo progetto.

Il progetto di Assago si é sviluppato entro i limiti abituali di un progetto a quella scala. Per esempio, non ho potuto sviluppare la facciata coerentemente con la struttura principalmente per via di tagli sui costi. La struttura é di tipo convenzionale, con pilastri verticali e travi orizzontali, ed é semplicemente avvolta da un involucro edilizio. In ogni caso sono contento di quel progetto, dato che la parte interessante non é tanto l´architettura, ma il programma. Quell´area é stata oggetto di una quantitá impressionante di progetti senza mai arrivare ad una soluzione, il tutto nell´ovvia disperazione del cliente. Poi, convocato ad una riunione, il cliente mi espose l´idea di un concorso internazionale al quale mi avrebbe invitato. Risposi che non avevo alcuna intenzione di partecipare a un concorso dal momento che sapevo perfettamente ció che era necessario per quell´area: un mix di elementi differenti, una varietá di immagini e funzioni, una combinazione tra paesaggio e ambiente urbano, tetti calpestabili, uffici, negozi e attivitá commerciali. Metaforicamente mi hanno affidato l´incarico sul posto!

Come si evolve il suo lavoro? Segue un metodo preciso?

Non direi. Il punto per me é aiutare la formulazione delle richieste dei miei committenti e di comprendere le loro necessitá al fine di realizzare un´architettura iconica, in grado di incorporare la loro mentalitá e di funzionare come una sorta di marchio, di forte immagine aziendale. Negli ultimi anni ho lavorato con molti clienti differenti, da aziende forti e solide a nuove realtá imprenditoriali e concludo che la condizione fondamentale é che il cliente rispetti la mia idea, la mia individualitá e la mia libertá intellettuale: viceversa, rimetto l´incarico. Come ho fatto qualche settimana fa con un cliente che voleva dirigermi quasi fossi il suo disegnatore personale. O anni fa, di fronte alla richiesta di un progetto per una base di lancio missilistico: incarico che ho ovviamente rifiutato. Anche durante lo sviluppo di un progetto per un inceneritore da costruire lungo l´autostrada a Roskilde, in Danimarca, ho dovuto lottare duramente per difendere la mia idea iniziale. Il mio progetto era alto quanto la cattedrale di Roskilde, ma anche altrettanto bello. L´ufficio dei Beni Culturali danese obiettava comunque che un inceneritore non dovrebbe mai competere con una cattedrale e che, nel caso specifico, avrebbe dovuto essere dichiaratamente brutto e il piú possibile discreto. Ora stanno cominciando a darmi ragione e hanno abbracciato pienamente le mie idee. Di nuovo, credo che l´architettura sia ampiamente una questione di conservare la propria libertá e di tenere fede alla propria volontá, facendo in modo che la gente sia emozionata e ? soprattutto ? ben identificata con ció che propongo.

Qual é la sua fonte di ispirazione principale?

Viaggiare, di sicuro. E piú viaggio piú apprezzo la grande diversitá e raffinatezza dell´Europa nonché la sua abbondanza economica. E infine, l´importanza data al pensiero individuale che caratterizza l´Europa, e che altrove é anche piú rara della ricchezza.

Quando e dove ha avuto inizio il suo interesse per l´architettura?

?Risale alla mia adolescenza. Quando avevo 12 anni, lavoravo ogni sabato in un distributore di benzina. C´era un signore in blue jeans che guidava una Ferrari e che veniva spesso da noi. Il fatto di indossare vestiti casual e, allo stesso tempo, guidare un´auto cosí elegante mi sembrava geniale. Era un atteggiamento abbastanza anticonformista. Quando ho saputo che quell´uomo era un architetto ho concluso che per me l´architettura andava benissimo.

Qual é il suo ideale di perfezione in architettura?

Non c´é una risposta semplice a questa domanda. In breve, credo che alla fine si tratti di combinare elementi contrastanti accettando benevolmente ogni differenza, ed essere capaci di costruire nello stesso modo diretto, ma allo stesso tempo profondo ed affascinante, in cui si potrebbe cucinare o vestire.

Come é stata la sua esperienza di lavoro in Italia?

A dir la veritá mi aspettavo una certa confusione, impressione confermata dal processo non del tutto lineare.. Ma alla fine tutto ha funzionato bene e questo cosiddetto ?caos? nel quale la gente lavora non sembra dare alcun limite, anzi, sembra essere una grande fonte di ispirazione. Tra l´altro, hanno tutti lavorato molto duramente e il mio cliente ha dimostrato di essere veramente coinvolto nel progetto. Credo che la cosa piú importante da voi sia il fatto di accettare la prospettiva di rimettere le cose in discussione e, se necessario, di ricominciare pazientemente daccapo: é un´attitudine che ritengo di grandissima importanza non solo per l´architetto, ma anche per il risultato finale.



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