Geometrie luminose

28/03/2014

Geometrie luminose
(foto ©Andrea Martiradonna)

La sede amministrativa e operativa del Gruppo Bentini, società di costruzioni e engineering in Italia e all’estero, si trova a Faenza, in un contesto a bassa densità abitativa il cui paesaggio è fortemente caratterizzato dalla presenza della campagna agricola. L’edificio destinato agli uffici è costituito da un volume unitario e lineare arretrato rispetto al fronte stradale ed è stato progettato con standard qualitativi elevati, che uniscono alla grande flessibilità degli spazi interni un disegno di pianta semplice e ben organizzato sui vari livelli. L’ultimo piano è stato pensato come uno spazio utilizzabile per eventi e convegni anche dalla popolazione residente, dando l’occasione di vivere lo spazio dell’azienda che si apre alla città che la ospita. Il fronte sul lato della strada conferisce un carattere distintivo e unico all’edificio ed è realizzato sovrapponendo alla vetrata continua degli uffici una struttura a griglia modulare di filtri solari orientati, che ripartisce la facciata in vani rettangolari di varie dimensioni.

(foto ©Andrea Martiradonna)

Questa soluzione compositiva rende la percezione dell’edificio un’esperienza continua di mutamento a seconda della posizione rispetto alla facciata e alla luce che durante il giorno la illumina, modellando con le ombre i volumi, e allo stesso tempo regala una sequenza di visuali dinamiche e cangianti della vita lavorativa interna. Il lato posteriore dell’edificio è progettato per mantenere una continuità visuale forte con la campagna circostante attraverso una facciata totalmente vetrata. Le due facciate sono diverse tra loro ma caratterizzate entrambe dalla volontà di apertura all’esterno attraverso la trasparenza, schermata sul lato verso la strada e aperta al paesaggio della campagna sul lato opposto. Separato dal corpo principale da una piazza ombreggiata e celato alla vista degli uffici da un piano verde inclinato, un capannone industriale accoglie infine i servizi, l’archivio e il magazzino.

(foto ©Andrea Martiradonna)



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