GEOSINTETICI E AMBIENTE, THINK AGAIN

29/06/2020

GEOSINTETICI E AMBIENTE, THINK AGAIN

La crescente attenzione verso l’impatto ambientale può indurre in gravi errori. È il caso ad esempio di tutti i derivati degli idrocarburi accomunati dalla generica definizione di ‘plastica’: la sua diffusione negli oceani in forma di microparticelle ingerite dagli animali marini ha provocato un forte movimento di opinione che vorrebbe vietarne la produzione e l’uso.

Se però prendiamo in esame le membrane geosintetiche usate per decenni nel settore delle costruzioni, oltre alle fondamentali funzioni di filtrazione, protezione e drenaggio che esse svolgono nel campo dell’ingegneria civile possiamo osservare che spesso, in termini di emissioni di CO2, l’uso dei geosintetici presenta grandi vantaggi.
Valutazioni comparative del ciclo di vita rispetto a metodi di costruzione tradizionali evidenziano quasi sempre una minore emissione di gas serra quando si utilizzano geosintetici.

Tuttavia, se per applicazioni che richiedono una durata il più possibile lunga la soluzione migliore sono i tessuti non-tessuti in polipropilene (PP) o poliestere (PET), vi sono altri casi in cui la durata nel tempo non è il primo requisito.
È il caso ad esempio di molti interventi legati all’architettura del paesaggio, a installazioni temporanee, alla costruzione di percorsi provvisori - ad esempio nel caso di un cantiere - e in generale di opere di ingegneria in cui sia sufficiente una protezione temporanea di trincee o terrapieni che, raggiunta la fase di consolidamento, rimarranno saldamente ancorati in situ anche se la membrana protettiva dovesse decomporsi.

Per tutti questi casi l’azienda tedesca Naue ha sviluppato Secutex® Green, un geotessile 100% biodegradabile.

 

La produzione di Secutex® Green avviene esclusivamente con materie prime organiche, naturali e rinnovabili. La biodegradabilità certificata, secondo gli standard applicabili nel compostaggio industriale e domestico, è stata confermata da TÜV Austria.
Studi scientifici dimostrano inoltre che, se ingerite dagli animali, le fibre vengono demolite da enzimi.

Nel processo di produzione, che si svolge secondo le logiche dell’economia circolare, particolare attenzione merita il riciclo dell’acqua, che porta a un consumo complessivo molto limitato, inferiore per esempio del 95% rispetto alla produzione di fibre di cotone.



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