Avanguardia vernacolare

25/09/2009

Avanguardia vernacolare
interno della cantina-atelier di Vauvert intorno al patio centrale ? Serge Demailly

La sua opera recente, condotta a partire da un´indagine profonda sull´essenza dell´architettura e dei processi di costruzione, rivela tuttavia, piú che un´attenzione prevalentemente rivolta a questioni di tipo ambientale, una tendenza alla riduzione inedita e di incredibile spessore espressivo. Pochissimi, forse nessuno oltre a lui hanno saputo intuire l´incredibile potenzialitá di tecnologie di ispirazione arcaica associate a mezzi di produzione attuali. Le architetture di Perraudin in blocchi di pietra massiccia sono una sorta di riedizione odierna dell´architettura megalitica, con la differenza che lo sforzo eroico di decine di uomini viene sostituito dal lavoro di alta precisione, non meno eroico, di una gru e di paio di operai. Un gigantesco ?lego?, con elementi di 2 tonnellate ciascuno e un formidabile sincretismo tra arcaicitá, etá delle macchine e moderno design. La cantina-atelier di Vauvert, immersa in un disteso paesaggio di vigneti e nella luce limpida della Provenza, é stata la prima opera in pietra massiccia di Perraudin. Da questa si sono evoluti molti altri lavori, come la recente cantina del monastero di Solan. Visitarla é stata un´esperienza istruttiva e per molti versi illuminante, come lo é stata questa conversazione nell´atelier di Vauvert con Gilles Perraudin ed Elisabeth Polzella.

La classica domanda imbarazzante: come definirebbe il suo lavoro in 30 secondi?
Essenziale: 1 secondo!

Nonostante alcune opere di impostazione apparentemente hi-tech, la sua architettura rivela un approccio ben radicato nella tradizione. Da cosa si sviluppa?
Credo che nel mio lavoro ci sia un riferimento costante al mito di Icaro e Dedalo: Dedalo é l´architetto, conosce le leggi della materia, ed é quello piú ancorato a terra. Icaro é piú etereo, piú fantasioso, ma alla fine si rivela un fallimento. E´ un riferimento che ricorre in molti miei progetti, come nelle case in pisé che ho costruito tanti anni fa e dove riprendevo una tecnologia molto diffusa nelle antiche case presenti in quella zona. Al basamento in terra cruda era sovrapposto un po´ di Icaro, con elementi semitrasparenti in vetro e acciaio. Un architetto puó essere un artista, ma il suo lavoro é per prima cosa quello di soddisfare esigenze molto pratiche e bisogni sociali molto concreti. Da questo punto di vista credo che il principio di base sia sempre un ritorno all´essenziale, alle componenti di base. La massa dell´edificio, il suo peso sono aspetti fondamentali, e piú e massiccia e pesante la sua sostanza, piú alto é il suo spirito. Del resto anche le rappresentazioni del Buddha ritraggono sempre una figura massiccia proprio perché simbolicamente a questa corrisponde uno spirito piú alto.

Il suo lavoro recente sembra essersi orientato in modo piú deciso verso l´utilizzo di tecnologie non convenzionali, e in qualche modo arcaiche, come la pietra massiccia.
L´utilizzo della pietra massiccia ha avuto origine proprio nell´edificio in cui ci troviamo, terminato nel 1995. Dovevo costruire a basso costo e rapidamente un edificio con caratteristiche adatte alla conservazione del vino. E´ una struttura ripartita in 5 campate, tutte di 5,25 di larghezza. La costruzione si basa sulla sovrapposizione di monoliti di 2x1 metri, per 50 centimetri di spessore, che avviene secondo schemi necessariamente logici, dato che il peso di circa 2 tonnellate di ogni blocco non permette né i fronzoli né le gratuitá dell´architettura che va di moda ultimamente. E´ talmente essenziale che l´ho costruito da solo, senza ditta, semplicemente noleggiando la gru e l´operatore e dirigendo le operazioni direttamente sul posto. I blocchi sono a secco e gli impianti passano a pavimento o a soffitto. Sono solo 3 materiali tutti assemblati a secco: la pietra, il legno della struttura di copertura e del pavimento, vetro per le finestre e policarbonato alveolare per la luce tra una trave e l´altra. Dovendolo ristrutturare o demolire i singoli materiali si possono separare molto facilmente per il successivo riutilizzo e riciclaggio. Abbiamo poi ripetuto lo stesso principio costruttivo in altre due cantine, una a Nizas, nei pressi di Montpellier e l´altra, piú recente, nel monastero di Solan e in una scuola a Marguerittes, vicino a Nimes. Attualmente stiamo realizzando un Museo del vino a Patrimonio, in Corsica.

Il suo lavoro é riconosciuto a livello internazionale nel campo della ?green architecture?. Da dove ha inizio il suo interesse per l´ecologia e l´ambiente?
Quasi tutto il mio lavoro si sviluppa a partire da un interesse profondo per l´architettura vernacolare. Tutti i migliori esempi di architettura vernacolare sono una sintesi perfetta di aspetti come l´orientamento, il corretto utilizzo di materiali e tecnologie, il giusto rapporto con l´ambiente e il paesaggio che si é evoluta e perfezionata nel corso di centinaia, forse migliaia di anni. Il mio interesse per tutto questo ha avuto inizio, quando ero ancora studente, durante un periodo di lavoro e apprendistato con André Leveraux nella cittá di M´zab in Algeria, dove tra l´altro mi sono avvicinato al lavoro, secondo me notevole, di Hassan Fathy. Sará infine che la mia formazione era originariamente come ingegnere e solo successivamente come architetto, ma ogni mia architettura parte sempre da un´analisi profonda delle tecnologie e delle soluzioni tecnico-costruttive, con un´attenzione particolare alle culture locali.

Un approccio di tipo funzionalista sembra essere la forza dominante nel campo dell´architettura ?ecologicamente orientata?. Non stiamo perdendo qualcosa per strada?

Credo che un approccio di tipo funzionalista si riveli con particolare evidenza in soluzioni ad alto contenuto tecnologico il cui obiettivo é quello della soluzione di questioni ?ecologiche?. In realtá mi sembra che in questo modo si cerchi di risolvere problemi partendo dagli stessi presupposti da cui hanno avuto origine. E questo ovviamente non funziona. A ben guardare anche la mania delle case ad alta efficienza energetica non é altro che l´ultima trovata commerciale per vendere nuovi prodotti e in fondo per complicare un po´ le cose. Questo anche alla luce del fatto che, facendo un´analisi un attenta, si scopre che l´utilizzo in edilizia di isolanti come la lana di vetro o il polistirene in spessori notevoli, equivale a 30 o 40 anni di riscaldamento invernale. Considerando poi che in 30-40 anni un cappotto é da rifare, il bilancio ambientale non é mai rispettato. La questione di fondo é: ne vale la pena? Non é meglio semplificare? Il problema é che i regolamenti assecondano questa tendenza e rendono impossibile la realizzazione di alcune soluzioni come quelle dell´edificio in cui ci troviamo (realizzato prima dell´entrata in vigore dei regolamenti sull´efficienza energetica delle costruzioni N.d.C.) in quanto troppo ?disperdenti?. L´ossessione degli ultimi tempi per gli isolamenti mi ha esasperato al punto di dire: ?c´é un ponte termico: perfetto!?. Cos´é alla fine questo edificio se non un ponte termico totale?

Lo stesso problema crede possa valere anche per tecnologie ?intelligenti? come il solare fotovoltatico?
Forse sí, come dicevo credo sia sempre importante fare un bilancio complessivo e sforzarsi di semplificare. Parafrasando Le Corbusier che diceva che una casa é una ?macchina per abitare?, tutti gli edifici vernacolari sono delle fantastiche macchine bioclimatiche, capaci non solo di provvedere ottimamente al comfort abitativo, ma anche di entrare in completa armonia con il luogo e con il paesaggio. Ho visto edifici in Algeria pensati e articolati in modo tale che gli abitanti si trovano nei vari momenti del giorno ad occupare prevalentemente il locale con le condizioni migliori di temperatura e di illuminazione. Tutto il contrario di questi recenti e infernali edifici che, appena si stacca la spina, muoiono ...con tutti gli abitanti.

Quali sono le principali influenze nel suo lavoro? Quali del passato e quali del presente?
Come dicevo sono stato molto influenzato da André Leveraux e da tutta l´architettura vernacolare. E tra i contemporanei anche se non sono fonte d´ispirazione, ammiro molto il lavoro di Ralph Erskine, autore di lavori e studi interessantissimi durante il suo lavoro in Svezia, di Jorn Utzon, autore tra le altre cose di una bellissima casa in blocchi di pietra massiccia a Maiorca, e di Peter Zumthor, che trovo una figura davvero interessante.

Come vede il futuro dell´architettura?
Considerando che non tutto il male viene per nuocere, forse l´attuale crisi finanziaria porterá al risanamento di una situazione che considero malata. In generale peró non sono ottimista. La tendenza alla complicazione é ormai totale tant´é che mentre una costruzione in pietra massiccia non trova il sostegno né delle ditte né del governo, una rivestita in pietra con un nuovo tipo di vite e con un aggancio brevettato sí. Questo corrisponde a sinergie profonde tra cultura dominante e trovate produttivo-commerciali, come del resto il dover necessariamente abitare in locali tutti rigorosamente alla stessa temperatura, o concepire ambienti del tutto stagni e impermeabili.Penso che l´importante sia capire bene, in modo critico, le soluzioni tradizionali consolidate nel tempo e in un determinato luogo.

Il bello é che guardando alla tradizione lei sta facendo innovazione? Non é una specie di avanguardia?
Avanguardia vernacolare, mi suona bene!



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