I VINCITORI DELL’AGA KHAN AWARD FOR ARCHITECTURE

02/09/2019

I VINCITORI DELL’AGA KHAN AWARD FOR ARCHITECTURE
Il progetto del Museo Palestinese si ispira ai tradizionali terrazzamenti agricoli delle colline della Cisgiordania ed è circondato da giardini terrazzati con alberi e arbusti locali © Aga Khan Trust for Culture ph. Cemal Emden

Annunciati pochi giorni fa i vincitori dell’Aga Khan Award for Architecture 2019, il premio triennale istituito nel 1977 dall’Aga Khan per promuovere un’architettura e un’urbanistica capaci di interpretare con successo le aspirazioni al miglioramento della vita in comunità con una forte presenza musulmana. 

I progetti premiati:

  • La riqualificazione del centro storico di Muharraq in Bahrein, un sito Unesco testimonianza storica dell’antica attività dei pescatori di perle, che ha coinvolto numerosi progettisti locali e internazionali, anche italiani (Systematica per lo studio della mobilità dell’area); 

Nelle parole della giuria “il progetto di rivitalizzazione di Muharraq risponde creativamente alle sfide poste da un’eredità cuturale urbana e da una vita sociale dimenticate. Il recupero degli spazi urbani nei quali si articolava la tradizionale economia della pesca e della lavorazione dell perle ha ridato un senso di orgoglio alla comunità infondendo una nuova vita culturale a spazi urbani deteriorati”. Nella foto, Fakhro house era la lussuosa residenza di Yousif Abdurrahman Fakhro, ricco commerciante di legname e di imbarcazioni all’epoca dell’economia delle perle (© Aga Khan Trust for Culture, ph. Cemal Emden)

 

  • L’Arcadia Education project in Bangladesh (progetto dello studio di Saif Ul Haque Sthapati di Dacca), una struttura modulare e anfibia pensata per fronteggiare, galleggiando, le inondazioni che per quattro/cinque mesi all’anno invadono l’area;

Per realizzare l’Arcadia Education Project, che si sviluppa su un lotto di terreno vicino al fiume Dhaleshwari, lo studio di di Saif Ul Haque Sthapatiha segmentato l’edificio in tre distinti moduli anfibi, in grado di galleggiare quando il terreno, come accade per 4/5 mesi all’anno, è allagato (© Aga Khan Trust for Culture, ph. Sandro di Carlo Darsa).

 

 

  • Il Museo palestinese di Birzeit, progetto dello studio irlandese Heneganh Peng Architects, vincitore di un concorso internazionale di progettazione indetto dalla maggiore Ong Palestinese, la Taawon-Welfare Association, e dall’Università di Birzeit, e il progetto di paesaggio (di Lara Zureikat di Amman) della collina su cui sorge, terrazzata a secco – con la tecnica tradizionale chiamata sanasil– come i terreni collinari agricoli della Cisgiordania;

I giardini del Museo palestinese di Birzeit sono stati disegnati dalla paesaggista giordana Lara Zureikat e comprendono una notevole varietà di essenze, sia locali sia non native. Il progetto del museo è invece dello studio di Dublino Heneganh Peng Architects(© Aga Khan Trust for Culture, ph. Cemal Emden)

 

  • l’ambizioso programma di rinnovamento degli spazi pubblici nella Repubblica del Tatarstan (Federazione Russa) curato da Natalia Fishman-Bekmambetova su incarico del Primo Ministro e sviluppato dall’Istituto per lo sviluppo urbano della repubblica, con 328 interventi fin qui realizzati in tutta la regione contrastando la tendenza verso la privatizzazione degli spazi e realizzando interventi di qualità per gli spazi pubblici delle comunità; 

Vista aerea della piazza centrale di Bavly, nella Repubblica di Tarastan (ph © Lenar Gimaletdinov).

 

  • le strategie bioclimatiche adottate nella costruzione di un edificio della Alioune Diop University di Bambey, in Senegal, un segno architettonico forte – progettato dallo studio Idom di Bilbao – realizzato a basso costo utilizzando le scarse risorse del luogo;

Vista orientale del nuovo volume per assistenti dell’Università Alioune Diop, che comprende un auditorium, aule didattiche per 50 e 100 studenti, laboratori e uffici. Iniziato nel 2012, il progetto dello studio Idomdi Bilbao è stato completato a fine 2017 con un costo di 6,7 milioni di dollari per una superficie edificata di 6.895 mq(© Aga Khan Trust for Culture, ph. Chérif Tall)

 

  • Wasit Wetland Centre di Sharjah, negli Emirati, un progetto dello studio X-Architects di Dubai che ha trasformato un terreno di scarto in un ambiente umido che favorisce la biodiversità e promuove presso i visitatori la sensibilità ambientale.

Wasit Wetland Centre di Sharjah. Particolarmente semplice, l’edificio si sviluppa in due ali, la prima contenente gli spazi amministrativi e didattici e la seconda le gallerie di osservazione (© X-Architects, ph. Nelson Garrido).

 

Della giuria dell’edizione 2019 facevano parte Sir David Chipperfield, Elizabeth Diller (Diller Scofidio+Renfro), il filosofo anglo-ghanese Anthony Kwamé Appiah, Edhem Eldem, professore di Storia all’Università di Istanbul e al Collège de France, Mona Fawaz, docente di Studi Urbani all’Università Americana di Beirut, l’architetto e ricercatore egiziano Kareem Ibrahim, Ali M. Malkawi, docente della Graduate School of Design di Harvard e l’architetto indiano Nondita Correa Mehrotra.

Dal 1977 a oggi l’AKAA – che fa parte delle attività dell’Aga Khan Development Network (AKDN) alle quali viene destinato un budget annuale non profit di circa 950 milioni di dollari – ha vagliato più di 9.000 progetti premiandone 122.



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