Milano 2016 quale cittá dopo l´Expo?

03/02/2010

Milano 2016 quale cittá dopo l´Expo?

La filosofia di progetto di Joan Busquets ha origine da una comprensione chiara e profonda delle logiche che improntano l´evoluzione delle cittá e che, come lui stesso sottolinea, sono tanto radicate da rivelarsi sempre e comunque piú forti di qualsiasi grande intervento. Un atteggiamento metodologico piú volte definito ?realismo ambizioso? rivelatosi valido sia nel riuscitissimo caso di Barcellona che nei molti esempi di pianificazione a livello internazionale da lui coordinati. Attualmente impegnato a Milano quale membro della consulta architetti per Expo2015, Joan Busquets ha tenuto lo scorso dicembre presso Politecnico di Milano una conferenza dal titolo ?Come i grandi eventi possono rendere migliori le cittá?". L´incontro rientrava nei Seminari internazionali promossi dalla Facoltá di Architettura e Societá ? Corso di Studi di Scienze dell´Architettura ed é stato introdotto dal Preside, Prof. Piercarlo Palermo. Busquets ha accettato l´invito dei Prof. Andrea Gritti e Simona Gabrielli che hanno coordinato il successivo dibattito. L´intervista raccoglie il punto di vista di Joan Busquets rispetto alla cittá e ai grandi eventi con particolare riferimento al caso di Expo2015.

Come vede un´esposizione universale oggi, in un mondo dove l´accesso a novitá e informazioni é sempre piú facile e diffuso?

E´ un dato di fatto che grandi eventi si ripetono con sempre maggiore frequenza e non sono piú cosí sensazionali come potevano esserlo un secolo fa. Senza dubbio la ripetizione porta a banalizzazione e ad una lotta sempre piú accanita per distinguersi. Nonostante tutto, i grandi eventi internazionali - come le olimpiadi o le esposizioni universali - continuano ad essere una grande occasione per aprire un discorso di trasformazione e miglioramento a livello urbano. Credo che da questo punto di vista ci siano due fondamentali possibilitá di intervento. La prima é quella di trovare una strategia generale ben inserita nella logica complessiva della cittá, come a Barcellona con i giochi olimpici, dove l´azione trasformativa principale é stata quella di aprire la cittá verso il mare. La seconda é quella di partire dal settore Expo, vale a dire da una ?parte della cittá? precisamente individuata e relativamente circoscritta, e avviare una trasformazione facendo intervenire l´evento quale ?dinamizzatore? della cittá o di una sua parte importante. Nell´ambito di queste due modalitá strategiche é necessario considerare che il disegno della cittá si realizza secondo un ?doppio ciclo?: ovvero come si utilizzerá l´area e la cittá sia durante che successivamente all´evento Expo.

Quali sono le potenzialitá o i problemi principali che vede a Milano?

Un aspetto importante di Milano é che é stata ed é una cittá molto influente per l´architettura e l´urbanistica internazionale, con figure notevoli come Ernesto Rogers, Vittorio Gregotti o Giancarlo De Carlo. D´altro canto é una cittá che negli ultimi decenni non sembra trovare un giusto confronto tra il presente e il futuro. Le infrastrutture ad esempio, specialmente nell´area adiacente all´Expo, sono incredibilmente sviluppate ma prive di interazione con l´immediato intorno. La Fiera di Rho-Pero inoltre é un progetto molto ambizioso e forte di una riconoscibilitá a livello europeo, tuttavia é un recinto: un ambito recluso dalle infrastrutture e al quale, se non in metropolitana, é molto difficile accedere. Partendo da queste considerazioni, nel mio lavoro con la ?consulta? ho cercato innanzitutto di impostare la scala corretta delle infrastrutture e definirne le prioritá di inserimento nel sistema naturale. Expo potrebbe essere un ?prototipo? in grado di dimostrare come le nostre cittá possano affrontare le nuove forme di mobilitá a corto raggio, superando i modelli del secolo scorso. Credo in sintesi che tema di intervento principale per l´Expo di Milano sia quello di dimostrare che anche alla nuova scala, nel confronto con le nuove infrastrutture e con l´ambiente naturale, la cittá puó avere una qualitá notevole, puó cambiare scala, puó gestire rapporti a scale multiple e fare in modo che il sito entri in stretto contatto con l´intorno

Se riconnettere o istituire nuovi legami sembra essere un principio fondamentale d´intervento, come vede progetti come la Via di Terra e la Via d´Acqua presenti nel programma iniziale di Expo2015?

Prendere in considerazione e rivalutare elementi del paesaggio come la rete idrografica, i sistemi verdi e i corridoi ecologici é senz´altro un aspetto fondamentale. Vanno definite connessioni intense, articolate a diverse scale relazionali che coinvolgano parti estese della cittá in modo naturale, seguendo un processo quasi spontaneo. Per quanto ambizioso possa essere un programma, le cittá sono sistemi molto complessi e seguono logiche assai piú forti di qualsiasi grande intervento. Sono convinto che le trasformazioni non si facciano calando grandi interventi dall´alto, ma innescando processi che si sviluppano e si evolvono continuamente. Il punto di forza deve pertanto essere il sito dell´Expo, da cui é possibile lanciare connessioni multiple dotate di grande capacitá operativa. Per esempio, partendo dalle condizioni reali, in prossimitá del sito si trova un grande scalo ferroviario che nel medio termine potrebbe ridurre il proprio ruolo preponderante. Nel periodo di svolgimento dell´evento é possibile costruire di fianco allo scalo e parallelamente alla ferrovia un asse sopraelevato in grado sia di mediare il rapporto di quest´ultima con Expo, sia di istituire un nuovo sistema di ingresso e di distribuzione dei flussi. Il posizionamento ad una quota sopraelevata permette di nascondere la presenza dello scalo ferroviario e allo stesso tempo di formare un belvedere sopra e verso l´area Expo, dove troveranno posto tutti i servizi necessari. Questo ?asse attrezzato?, pensato come una sistema di pedonale e ciclabile e da un servizio navetta, potrá essere prolungato verso la cittá creando piazze e spazi di relazione tra i quartieri esistenti. Dopo l´evento diventerá un asse civico del XXI secolo che, caratterizzato dallo stesso spirito di innovazione del Corso Sempione, definirá un percorso unico e differenziato nel settore Nord-Ovest di Milano.

Nel recente masterplan per Expo2015 sembra avere un ruolo determinante l´architettura degli spazi aperti. Sará un nuova tendenza di intervento?

Il lavoro della consulta é da inquadrare in una dimensione strategica e si rivolge, in particolare, alla questione di come inserire un evento in un sito caratterizzato da una situazione geografica e infrastrutturale del tutto particolare. L´esperienza recente dei grandi eventi ci permette inoltre di comprendere alcune condizioni programmatiche e il loro impatto sulla cittá esistente. Innanzitutto l´evento Expo é una festa che, come tutte le feste, finirá. Dal mio punto di vista é opportuno considerare la possibilitá che molte delle strutture previste siano innovative, sebbene molte di queste siano pensate per essere smantellate alla fine dell´evento. Una volta acquisita la consapevolezza che le strutture verranno rimosse, si ricalibrano gli obiettivi e si organizzano le cose in modo diverso. Quanto alla vicina Fiera si tratta di una questione di espansione e connessione e puó essere molto interessante definire una strategia concertata con il settore pubblico. Secondariamente, Expo puó essere una grande opportunitá per il settore Nord Ovest di Milano. Un esempio che ritengo degno di nota é che a Lisbona dopo l´Expo il baricentro della cittá si é completamente spostato verso il nuovo sito. Questo dimostra che i grandi eventi hanno una capacitá trasformativa formidabile.

Expo é un´opportunitá ma, come dimostra la storia di questi eventi, anche una notevole incognita, soprattutto economica. Come é possibile tenere sotto controllo il ?rischio fiasco??

E´ importante comprendere a fondo le esperienze negative, imparare da queste e tenere i rischi sotto controllo. Ma spesso questo non é possibile o perlomeno é molto difficile identificare le cause specifiche. A Montreal, ad esempio, Expo é stata un fallimento colossale che la cittá sta ancora pagando. In altri casi abbiamo visto che nonostante il grandissimo impegno di governi ed architetti, senza una strategia complessiva rivolta alla definizione di un programma di gestione futura il fiasco é pressoché garantito. Tra le varie esperienze Barcellona si é rivelato un caso fortunato e questo dipende proprio dal fatto che in questo caso non era assolutamente possibile impostare il programma pensando alle ?grandi opere?. Abbiamo definito un programma ambizioso ma tutto sommato credibile, concreto, pratico, siamo partiti dalla gente e da azioni piuttosto elementari. Come era possibile riqualificare, ad esempio, il fronte mare di Barcellona quando fino ad allora le fogne scaricavano in mare, praticamente di fronte alla Barceloneta? Il programma e l´evento sono stati il motivo principale per elevare la cittá a un giusto livello qualitativo. Expo permette di radunare gli sforzi tra le diverse istituzioni e tra settore pubblico e privato. é qui dove si riconosce la necessitá di un ?Progetto urbanistico? ambizioso e flessibile in quanto capace di convincere e mobilitare interessi molto distinti e di creare ?consensi? tra l´amministrazione e i cittadini. Sono azioni che, altrimenti, potrebbero risultare difficili o inconcludenti. é evidente che il progetto Expo non si dovrebbe limitare solamente al suo perimetro legale ? approvato dal BIE ? ma potrebbe convertirsi in un ?movimento? che si estenda ben oltre i suoi limiti programmatici. Su questa linea potrebbe diventare un buon campo di sperimentazione per un ?disegno della cittá? capace di innovazione, di segnare una nuova epoca e nuovi riferimenti per la costruzione della cittá europea. Tante cittá sono ansiose di imparare qualcosa di nuovo da Milano.

Joan Busquets

Joan Busquets é docente presso la Scuola di Architettura di Barcellona e dal 2002 é Professore di Progettazione Urbana presso la Graduate School of Design dell´Universitá di Harvard. Giá urbanista eminente in Spagna fin dal 1981 quando vinse per la prima volta il Premio Nazionale per la Pianificazione Urbana, dopo il suo lavoro come Capo del Dipartimento di Pianificazione di Barcellona durante gli anni cruciali delle Olimpiadi del 1992, Joan Busquets é diventato una figura di riferimento per l´urbanistica a livello internazionale.



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