IN/ARCH: È PROPRIO NECESSARIO DEMOLIRLO?

03/09/2018

IN/ARCH: È PROPRIO NECESSARIO DEMOLIRLO?

Ha già raccolto 1.100 firme la petizione, lanciata dall’architetto Antonino Saggio, docente della Sapienza di Roma, e promossa sui canali social (quindi un semplice passa-parola del quale stampa e televisione nazionali non hanno fatto menzione) contraria all’immediato abbattimento del Viadotto Morandi di Genova.

Oggi anche InArch, l’Istituto Nazionale di Architettura promosso nel 1959 da Bruno Zevi, sembra condividere la stessa posizione con una lettera aperta inviata al Ministro dei Trasporti, al Presidente della Regione Liguria e al Sindaco di Genova sulla ricostruzione del ponte sul Polcevera.

Ecco il testo: 

Sono passate oltre due settimane dalla tragedia che ha colpito la città di Genova a seguito del crollo del ponte sul fiume Polcevera e, nonostante dichiarazioni e appelli alla ricerca di una soluzione più efficiente e culturalmente più appropriata, continua a essere presa in considerazione soltanto l’ipotesi di demolire quanto rimane del viadotto Morandi, e realizzare una struttura completamente nuova al suo posto. Un’ipotesi rivelatasi peraltro problematica fin dalle prime mosse, se è vero com’è vero che il Procuratore Generale di Genova vi ha ravvisato un rischio di compromissione delle prove d’indagine sul crollo; se è vero com’è vero che si è subito scatenata una diatriba su chi debba realizzare l’opera; se è vero com’è vero che si tratta di un’operazione lunga e complessa, che comporta la demolizione di molti altri edifici residenziali e produttivi; se è vero com’è vero che porterebbe alla cancellazione di una testimonianza d’eccellenza della ‘rivoluzione industriale italiana’.

Dunque sotto il profilo culturale, ma ancor di più sulla base dell’esigenza di restituire alla città di Genova un sistema della mobilità adeguato in tempi rapidi e in condizioni di completa sicurezza, l’IN/ARCH conferma la convinzione – già espressa nel comunicato-stampa diffuso il 23 agosto u.s. – che sia necessario approfondire anche un’ipotesi alternativa di restauro e reintegrazione dell’opera. Un’ipotesi consistente nel consolidamento di quanto resta del viadotto Morandi – operazione della cui fattibilità si ha conferma da numerosi esperti di strutture in cemento armato – e nell’introduzione, sul sedime della parte collassata, di un nuovo ponte squisitamente contemporaneo. Un’ipotesi fondata sui criteri metodologici più avanzati messi a punto nel nostro Paese, che fungono da guida agli interventi di salvaguardia dei beni culturali anche a livello internazionale.

Ciò garantirebbe semplificazione delle procedure, tempi più rapidi e costi di realizzazione più contenuti e, non ultima, la salvaguardia di un’opera straordinaria, del cui crollo qualcuno ha avuto l’ardire di attribuire la responsabilità non alla cattiva gestione, ma all’insufficiente competenza professionale di Riccardo Morandi.

Nel 1964, ben tre anni prima del suo completamento, Walter Mollino celebrava con questa illustrazione sulla Domenica del Corriere il viadotto Morandi e le capacità dell´ingegneria italiana




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