Isolamento estremo

07/01/2012

Isolamento estremo
vista invernale del rifugio MonteRosa del Club Alpino Svizzero (foto Toniatuh Ambrosetti)

“Ci sono almeno tre aspetti di interesse – ci spiega Andrea Deplazes, che con Valentin Bearth ha coordinato il lavoro e gestito la fase esecutiva – Il primo è di metodo: per più semestri studenti del Politecnico hanno lavorato su possibili alternative di progetto con l’apporto, oltre che dei docenti, di tecnici specialisti e con continue critiche e revisioni. Il secondo aspetto riguarda il tema del progetto: qui si tratta di indagare il concetto della casa nel profondo. Uno spazio abitato in mezzo al nulla, senza infrastrutture, che deve dare riparo e ospitalità fino a 120 persone”. Deriva da queste esigenze d’uso il terzo nucleo problematico, quello che è valso alla Capanna Monte Rosa riconoscimenti e apprezzamenti, l’aspetto tecnico e tecnologico.

La scelta di sostituire un rifugio esistente con un edificio completamente nuovo è segno della volontà di costruire con prestazioni e standard altrimenti non raggiungibili: il 90% circa dell’energia elettrica necessaria (calcolata per 6.500 persone all’anno) è prodotta dai collettori fotovoltaici installati sugli unici 80 mq rettangolari della facciata.

L’approvvigionamento idrico per bagni e cucine è invece garantito dall’acqua di scioglimento delle nevi raccolte in una cisterna e riscaldata grazie a pannelli solari termici. Le acque di scarico vengono depurate e utilizzate come acque grigie negli scarichi degli impianti igienici.

La struttura in legno con giunzioni metalliche ha una forma compatta (ospita tre piani di camere, il livello principale destinato al ristorante e un piano interrato per il bivacco invernale) per ridurre l’impronta al suolo. Questo infatti è il punto più problematico della costruzione. Dovendo garantire la resistenza ai venti che spirano fino a 250 km orari, la scelta per l’ancoramento al suolo roccioso è caduta su una struttura in acciaio divisa in dieci spicchi radiali. A conferire un’immagine riconoscibile è la scelta compositiva di non avere una divisione tra facciata e copertura: l’involucro è infatti un’unica superficie variamente inclinata con un pacchetto coibente di circa 30 cm e un rivestimento in lastre di alluminio, oltre una camera d’aria di ventilazione.

Marcel Baumgartner, Andrea Deplazes e Kai Hellat con un modello del progetto

“Tutte le scelte costruttive – spiega Deplazes – si sono dovute confrontare con la questione del trasporto”. Durante gli orari di apertura del cantiere un elicottero volava ogni nove minuti trasportando i pezzi necessari per la struttura e la finitura. Una costruzione a suo modo eroica e sperimentale. “Visti i costi del trasporto, un terzo dei circa 5 milioni di euro complessivi, non ci si poteva permettere di sbagliare nulla. Le dimensioni dei vari elementi erano date, per non pesare troppo e permettere un agevole montaggio a mano”.

Con questi contenuti il rifugio si pone come segno umano in un paesaggio fatto di nevi perenni e cime di pietra: meta agognata per sci-alpinisti e amanti del trekking di alta montagna, che hanno sancito il successo del progetto prendendolo d’assalto: in un anno 14mila persone, oltre il doppio dei visitatori attesi. Per questo il progetto è già in fase di implementazione e perfezionamento cercando soluzioni per garantire maggiore produzione elettrica.

Quella costruttiva è una sorta di prefabbricazione che non ha però impedito raffinati e innovativi ragionamenti progettuali. Il rifugio tradizionale ha scala centrale e camere sui lati. Nella capanna Monte Rosa la logica è ribaltata: il corpo scala assume una forma ellittica proiettata in facciata, diventando così luogo di luce (finestratura a nastro che si pone anche come segno distintivo in facciata) con vista che spazia a 360 gradi. Scelta che ha anche una ragione funzionale low-tech favorendo una ventilazione naturale che dal piano ristorante (con ampie aperture verso l’esterno e un balcone con struttura in legno) sale alle camere, che hanno invece aperture limitate.

 

Michele Roda

Pianta e struttura dell´edificio (©ETH-Studio, Prof. Andrea Deplazes, ETH Zurich)

Pianta del livello ristorante (©ETH-Studio, Prof. Andrea Deplazes, ETH Zurich)
 
Piano primo: camere (©ETH-Studio, Prof. Andrea Deplazes, ETH Zurich)
 
Pianta del terzo e ultimo piano (©ETH-Studio, Prof. Andrea Deplazes, ETH Zurich)

Monte Rosa Hutte




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