La fattoria e l´esprit de geometrie

11/11/2009

La fattoria e l´esprit de geometrie

Il Giappone resta secondo solo all´Italia come partecipazione, con 66 opere in gara. Tra cui quella di Konishi Hikohito, progettista apprezzato per i suoi esterni eleganti e minimalisti, nominato nel 2006 tra gli "architetti nazionali eccellenti" dall´Istituto Giapponese d´Architettura. Va a lui il premio internazionale nella sezione di architettura residenziale, per la realizzazione di Aikoku Farmhouse, un casale progettato per una famiglia di coltivatori che da quattro generazioni vive nel villaggio Aikoku, nell´isola di Hokkaido, nel nord del Giappone. La Giuria ha riconosciuto nell´opera "le due qualitá di base piú significative: semplicitá e umiltá". Una fattoria intesa come funzionale alla vita di campagna, ma con soluzioni inedite che valorizzano la dimensione umana.

Il committente sognava una casa in cui i suoi figli potessero crescere sognando di diventare a loro volta coltivatori, apprezzando la vita rurale, fatta di relazioni interpersonali e del piacere di condividere. Riunire sette persone e tre generazioni sotto lo stesso tetto sacrifica l´intimitá di chi ci abita, ma se i tetti diventano cinque, si mantiene la giusta distanza pur vivendo assieme. Si é pensato quindi a cinque blocchi indipendenti, i primi due per i genitori del committente e gli altri per la sua famiglia, collegati tra loro da corridoi, in una soluzione di continuitá che alterna spazi conviviali con spazi privati. Le aperture verso l´esterno sono poche, le piccole finestre ritagliano l´orizzonte in visuali precise, separate. Se lo sguardo lasciato libero di spaziare di fronte alla distesa dei campi puó sgomentare, il contadino lo abitua a concentrarsi di volta in volta sul lavoro da fare; cosi Hikohito non ha permesso alla vastitá della pianura di entrare dentro casa.

I volumi dell´edificio si strutturano in un grande equilibrio tra il pieno e il vuoto, il contorno si staglia nitido, legittimato dalla sua imprescindibile geometria. All´esterno é dipinto di nero, come i tronchi delle conifere; come queste sono sempreverdi, l´edificio si impone come un´identitá immutabile nel paesaggio che cambia stagione dopo stagione. Il legno utilizzato é larice giapponese, di produzione e consumo locale, che combina un prezzo ragionevole a una grande versatilitá. Le venature affiorano su tutta la superficie, nel rigore della sua architettura il progetto restituisce alla materia il ruolo principale.

C´é in Giappone una lunga tradizione costruttiva di templi e santuari in legno, ma nella Farmhouse di Aikoku la consueta struttura di travi e colonne é stata rinforzata da pannelli di compensato per proteggere l´edificio dai terremoti, molto frequenti in questa zona. ?Il ramo troppo duro al vento si spezza, quello troppo flessibile non stará mai ritto?.



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