Riparte dal verde il futuro di Milano

07/01/2010

Riparte dal verde il futuro di Milano

Il nuovo piano di governo del territorio, che disegna le linee di sviluppo urbano di Milano per i prossimi trent´anni, contiene una visione a cui danno forma documenti attuativi e regole pensate per definire i confini di un percorso di crescita. Un piano ?dinamico?, che prevede a monte gli strumenti per adattarsi a una realtá in costante modificazione, al contrario dei tradizionali piani regolatori, la cui apparente rigiditá normativa é costantemente ?violata? da deroghe e varianti. Diventando cosí una delle prime cause della lentezza degli iter attuativi che ritardano la crescita urbana e contribuiscono alla perdita di competitivitá territoriale. Un piano che favorisce la densitá, creando spazio per 300mila nuovi residenti, a vantaggio del territorio (il consumo di suolo scende dal 73% di oggi al 65%) e del verde (30 mq/ab previsti contro i 15 di oggi). Si tratta dunque di una novitá assoluta nel panorama nazionale degli strumenti urbanistici. Ne parliamo con l´assessore allo sviluppo del territorio di Milano, Ing. Carlo Masseroli, che del nuovo PGT é l´artefice.

Tra uomo e cittá intercorre un costante rapporto di attrazione/repulsione. Che ormai piú della metá della popolazione del mondo viva nelle grandi cittá ci viene detto in apertura di ogni convegno. L´impressione tuttavia é che si tratti di un fatto inevitabile e obbligato. Da questo punto di vista il pay-off del suo nuovo PGT ? Milano per scelta ? suona provocatorio. Perché si dovrebbe scegliere di vivere a Milano?

Lo slogan scelto per il Piano ha volutamente un tono provocatorio e prende spunto proprio dall´assunto che lei ha evidenziato. Se sará inevitabile vivere in cittá ? ci siamo detti ? allora siamo chiamati a far sí che la cittá non sia inevitabilmente brutta e invivibile. Per questo abbiamo costruito uno strumento urbanistico ? il PGT ? che permetterá a Milano di liberare le sue qualitá, i suoi punti di forza. Una scommessa che si gioca sul raggiungimento di tre grandi obiettivi: una cittá che vive nel verde, una cittá facile da raggiungere e percorrere, una cittá ricca di nuovi servizi e spazi per tutti. Se queste aspirazioni diventeranno realtá, scegliere Milano non sará piú solo una scelta obbligata, ma libera e consapevole.

Se é vero che oggi si sta giocando una competizione globale tra territori urbani, allora la cittá deve diventare un brand, dev´essere cioé capace di assumere un´identitá precisa, che le sappia dare immediata riconoscibilitá presso investitori, aziende, talenti. Quali sono gli elementi identitari forti di Milano che il nuovo PGT intende valorizzare?

La grossa fortuna di lavorare su una cittá come Milano é che non c´é nessuno sforzo da fare per inventarsi un´identitá, e nemmeno un marchio da costruire e da vendere. Milano é al di sopra di tutto questo: non siamo, come é avvenuto per Bilbao e il suo Guggenheim, alla ricerca di un´immagine da veicolare in tutto il mondo. Di identitá la nostra tradizione ce ne ha consegnate moltissime. Forse potremmo riassumerle in una mentalitá, propriamente milanese, che non difende privilegi e non combatte battaglie di retroguardia, ma sta sul punto piú avanzato della modernitá e le dá una prospettiva. é questo che di Milano colpisce chiunque, da qualunque parte del mondo provenga.

Il Piano fa propria questa mentalitá e la traduce in obiettivi da raggiungere insieme. Come modernizzare la rete di mobilitá pubblica e privata secondo una logica di rete, incentivare la presenza di lavoratori e creativi del terziario propulsivo, connettere i sistemi ambientali esistenti ai nuovi grandi parchi urbani, vivere la cittá ventiquattr´ore al giorno, incentivare servizi privati di pubblico interesse attraverso il principio della sussidiarietá. E molto altro ancora?

Dopo trent´anni di stasi, di brutta architettura, di interventi puntuali al di fuori da una visione complessiva, il primo obiettivo minimale forse é quello di riportare Milano al passo con altre grandi cittá europee. Quali gli elementi del piano che permettono di migliorare il volto di Milano?

Su questo tema il Piano affronta una questione decisiva: il ridisegno dello spazio pubblico, inteso non piú come ?terra di nessuno? ma come spazio di tutti. La riqualificazione dei ?vuoti? per avvalorare i ?pieni?. Per tornare al passo con le grandi cittá europee, insieme allo strumento urbanistico, contribuiranno molti esempi di una tendenza che da qualche anno va affermandosi a Milano. Quella di costruire e costruire bene, non solo edifici fini a se stessi, ma architetture che partecipino, ognuna con la propria singolaritá, a una piú ampia costruzione della cittá di tutti. Esempi di qualitá costruttiva e sostenibilitá economica. Lo testimona tra l´altro una mostra ora in Urban Center fino al 30 gennaio dal titolo ?Milano - Atlante nuove architetture?. Una prima raccolta di architetture di qualitá, nata dalla curiosa attenzione a una realtá in continuo e positivo movimento.

Densitá, compattezza: una scelta che comporta numerosi vantaggi, da una maggiore efficienza energetica degli edifici al minore consumo di suolo alla forma di una cittá policentrica, con conseguente possibile recupero delle periferie. Ma che funziona solo se infrastrutture e collegamenti sono regolati come un orologio. Ma se per quanto riguarda le costruzioni si intravedono ottime forme di partnership pubblico/privato per finanziare lo sviluppo, non vedo un analogo interesse del capitale privato nel rendere piú efficienti le infrastrutture e i collegamenti, perlomeno a livello cittadino. Dove si troveranno i fondi per finanziare le nuove linee di trasporto pubblico?

Bisogna sostenere l´economia? Facciamolo partendo da Milano. La crisi é l´occasione di fare in dieci anni quello che altrimenti sarebbe programmato in quaranta. La Milano del Piano di Governo del Territorio é giá l´Italia del dopo crisi. é immagine di un´Italia che uscirá dalla crisi piú forte, piú sicura di sé, piú competitiva. Prova ne sono le 65 opere giá in fase di realizzazione per l´Expo. 13 opere "essenziali" che riguardano l´area in cui si svolgerá la manifestazione: i collegamenti stradali diretti, il potenziamento di metro, le vie d´acqua; 17 opere "connesse" esterne all´area Expo, tra cui Pedemontana, Brebemi, M4 e M5; infine 35 opere "necessarie" a implementare un sistema di mobilitá integrato.

Questo piano riguarda Milano nei suoi confini di oggi, che sono poi quelli dell´Ottocento e che, dato che stiamo parlando con un assessore del comune di Milano, lei prevede immutati anche nel 2030. Ipotesi piuttosto anacronistica non solo guardando a importanti esperienze europee ma anche solo pensando al flusso che gravita ogni giorno su e intorno a Milano. Che fine ha fatto la grande Milano, o comunque la si voglia chiamare, e quali sono gli strumenti che lei vede possibili per ragionare a livello territoriale?

Dal punto di vista amministrativo non ci sono strumenti adeguati per consentire al nostro territorio di crescere sotto un´unica regia, per cui si verificano occasioni inespresse, territori di nessuno, potenzialitá senza risposta. Per vincere questa lacuna amministrativa, stiamo cercando di coordinarci tra diversi comuni: un sistema in cui Milano gioca un ruolo promotore. Lo fa, per esempio, provando a estendere uno dei principi chiave del Piano di Governo del Territorio, quello della perequazione (il mercato dei diritti edificatori, NdR).

Quali opportunitá offre un´impostazione come quella del PGT agli architetti?

Milano é una cittá che agli architetti ha sempre offerto importanti opportunitá, come testimonia anche il numero di studi professionali internazionali attivi in cittá. Con il Piano di Governo del Territorio abbiamo istituito un grande laboratorio di idee per reinventare lo spazio pubblico: 15 temi progettuali ? dalla ?Passeggiata urbana dei Bastioni? ai ?Boulevard monumentali?, dalla ?Circle line? alle ?Porte verdi del Lambro?, dal ?Parco delle cascine? al ?Filo rosso? ? capaci di promuovere e innescare nuovi caratteri riconoscibili per uno spazio collettivo di qualitá, di incontro, di nuova socialitá e affezione a questa nostra cittá.

Ma la sua famiglia, assessore, si trova bene dove abita? O preferirebbe andare a vivere da un´altra parte?

Vorrei rispondere a partire da un´esperienza che credo accomuni tutti. La bellezza del posto in cui abito non puó ridursi alla bellezza della cittá in senso ampio, ma innanzitutto alla storia e alle amicizie che a quel luogo sono indissolubilmente legate. Per questo alla domanda se stiamo bene a Milano rispondo certamente sí. Aggiungo che, vivendo in periferia, auspico che nel tempo possa ospitare piccole e grandi trasformazioni che possano migliorare con continuitá la vivibilitá di ogni singolo quartiere.

Il nuovo PGT di Milano puó essere consultato in modo dettagliato su www.milanoperscelta.it



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