LA FONDAZIONE VITTORIO E MARIELLA MORETTI

03/08/2018

LA FONDAZIONE VITTORIO E MARIELLA MORETTI
Il convento della SS Annunciata sulle pendici del Monte Orfano, a Rovato (BS)

Annunciata pochi giorni fa, la nascita della Fondazione Vittorio e Mariella Moretti è insieme espressione di amore, gratitudine e generosità verso la terra nella quale si sono sviluppate da mezzo secolo le attività imprenditoriali della famiglia Moretti, oggi raggruppate nella holding Terra Moretti

Generosità perché la sede della Fondazione è il convento della SS Annunciata di Rovato, di grande valore architettonico e artistico, eretto in posizione panoramica sulle pendici di Monte Orfano a partire dal 1449 e che la comunità di frati a cui appartiene non è più in grado di gestire.

Da ieri sarà la Fondazione Vittorio e Mariella Moretti, per almeno dieci anni, a farsi carico della cura e della gestione di questo vasto complesso, che potrà così continuare ad essere quel crocevia culturale e spirituale che era diventato negli ultimi 50 anni, luogo dove trovavano ospitalità e accoglienza vari gruppi tra cui l’associazione legata a Padre David Maria Turoldo.

La simbolica consegna delle chiavi del convento alla Fondazione Vittorio e Mariella Moretti

 

L’annuncio della nascita della Fondazione e la consegna simbolica delle chiavi del convento alla famiglia Moretti sono avvenuti nel corso del convegno ‘Generare futuro partendo da nuovi paradigmi’ a cui hanno partecipato tra gli altri Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e Terra madre, l’architetto Riccardo Blumer, direttore dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, e Padre Ermes Ronchi, membro dell’Ordine dei Servi di Maria, che a proposito del tema inevitabile del riuso dei beni ecclesiastici ha affermato tra l’altro che «qui è stata scelta la strada non dell’alienazione del bene, ma della sua restituzione al territorio attraverso la visione, l’intelligenza e la forza di una fondazione che si è posta l’obiettivo di prendersi cura del bello e fare cultura. E questa è un’opera di carità».

In effetti l’intera mattinata è stata un’occasione per riflettere in profondità, lontano dagli slogan e dalle banalizzazioni, su due concetti fondamentali, quello di ‘bene comune’ e quello della coincidenza dei concetti di ‘bello’ e ‘buono’, tema quest’ultimo particolarmente caro a Carlin Petrini che ha tra l’altro affermato «Il convento della SS. Annunciata dovrà essere un luogo di comunità: non una struttura turistica, ma un luogo nel quale anche le persone più umili, ma alla ricerca della verità, dovranno sentirsi a casa propria, indipendentemente dal fatto che siano credenti o no. Questa è una distinzione che oggi non ha più senso: siamo tutti impegnati in una sfida epocale che riguarda la nostra casa comune e che ha a che fare con il depauperamento dei suoli, i mari di plastica, il cambiamento climatico. E poi dovrà essere un luogo di dialogo per chi cerca la verità, uno spazio di confronto tra scienza e umanesimo, tra saperi tradizionali e saperi accademici. C’è sempre più bisogno di dialogo perché l’assenza di dialogo ha reso la politica un’arena insostenibile. Infine, dovrà essere un luogo in cui si possa apprezzare il bene comune, di cui sono espressione questo paesaggio, questo edificio, questi vigneti. Il bene comune non ha a che fare con il concetto di pubblico: è comune tutto ciò che condividiamo, che fa parte della nostra storia e della nostra comunità».

Il convegno di lunedì mattina si è svolto in una sala del convento dei frati della SS Annunciata

 

Il convento della SS. Annunciata, al quale si accede attraverso una loggia quattrocentesca, si sviluppa su due piani attorno a un chiostro rettangolare. Il chiostro si articola su due piani, quello inferiore con ventidue colonne in pietra e quello superiore con quindici colonne con capitelli dorici. La chiesa, posizionata a nord, ha il portale di accesso sormontato da lunetta con affresco del secolo XVIII.

Il complesso conventuale, identificabile anche da lontano grazie alla lunga struttura a logge che lo caratterizza, nasce nel 1449 con una concessione del comune di Rovato ai frati Servi di Maria. Nel 1452 si insedia la prima comunità monastica che, tra il 1464 e il 1498, porta a compimento i lavori di costruzione del chiostro e della chiesa. Tra il 1535 e il 1540 Girolamo Romanino affresca le lunette absidali con la scena dell´Annunciazione, completando le decorazioni pittoriche già realizzate alla fine del Quattrocento. Nel 1630 il monastero viene utilizzato come lazzaretto e per questo vengono in seguito imbiancate le pareti e coperti gli affreschi, ritrovati durante i restauri novecenteschi. 

Risalgono al 1642 gli ampi loggiati sul lato meridionale del complesso. Nel 1762 viene murata la parte superiore del chiostro e vengono aperte finestre al posto delle arcate, che vengono ripristinate durante i restauri novecenteschi solo nel lato meridionale. Nel 1870 il convento viene venduto a una società per azioni e poi affittato a diverse famiglie che vi abitano fino al 1960, quando i Padri lo acquistano e lo restaurano riportandolo all´originaria destinazione d´uso.

 

 

La famiglia Moretti e la Franciacorta

 

Le radici della famiglia Moretti in Franciacorta risalgono al 1400. Qui, nel 1967, Vittorio Moretti avvia la propria attività imprenditoriale nel settore delle costruzioni, dell’architettura e, dal 1974, con l’acquisto di alcuni ettari di vigneto e la costruzione di una cantina, anche nel campo della vitivinicoltura e dell’accoglienza.

Negli anni gli ettari gestiti dalla cantina Bellavista diventano più di 200 e la produzione entra nell’olimpo internazionale dei grandi spumanti metodo classico.

Nel 1984, a Nigoline di Corte Franca, vicino al lago d’Iseo, Vittorio Moretti realizza poi il golf Franciacorta, percorso di 27 buche su un’area di 75 ettari, e nel 1986 apre a Erbusco l’Enoclub, che oggi ospita il ristorante ‘Da Nadia’. Sempre a Erbusco nel 1993 inaugura L’Albereta, resort oggi della catena Relais & Chateaux, il cui ristorante è stato guidato per molti anni da Gualtiero Marchesi.

Infine, la cantina Contadi Castaldi, aperta nel 1987 dopo avere terminato il restauro cconservativo di una fornace di fine Ottocento, è oggi una delle realtà più dinamiche della Franciacorta, pluripremiata dalle guide specializzate e famosa per il vino bianco di Franciacorta Satèn.

Vittorio e Mariella Moretti in un ritratto di Oliviero Toscani

 




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