LA LUNGA STORIA DELLA CHIESA DI RIOLA

26/01/2019

LA LUNGA STORIA DELLA CHIESA DI RIOLA

Dopo la prima nazionale al Milano Design Film Festival, torna a Milano lunedì 4 febbraio alle 19, all’Auditorium San Fedele di via Hoepli 3, il documentario "Non abbiamo sete di scenografie. La lunga storia della chiesa di Alvar Aalto a Riola”, regia di Roberto Ronchi e Mara Corradi, produzione immagica film.

La proiezione si inserisce nella rassegna Inner Spaces 2018-2019 - identità sonore elettroniche, di San Fedele Musica in collaborazione con Ambasciata di Finlandia, e sarà seguita, alle ore 21, da un concerto di Viktor Toikkanen e Edvard Graham Lewis.

Pur essendo l’unica opera italiana di Alvar Aalto, la Chiesa di Riola di Vergato è rimasta quasi sconosciuta ai più per quarant’anni. Il documentario va alla scoperta di questa preziosa opera e racconta l’interessante vicenda che portò alla sua edificazione.

 

La storia narra gli eventi che intercorsero dal conferimento dell’incarico ad Alvar Aalto da parte del Cardinale Giacomo Lercaro, nel novembre del 1965, all’inaugurazione ufficiale della chiesa avvenuta ben 13 anni dopo, successivamente alla morte dei due protagonisti. 

Ricostruendo i motivi che portarono a un così lungo percorso, la chiesa di Riola si inserisce nelle vicende che toccarono l’Italia e la provincia bolognese in quegli anni: dal fenomeno della crescita delle periferie, alla chiusura del Concilio Vaticano II con le conseguenze di un rinnovamento strutturale e spirituale da parte della Chiesa, dalle ipotesi sull’improvvisa destituzione di Lercaro da vescovo di Bologna, fino all’intraprendenza dell’imprenditoria edile  e allo sviluppo della prefabbricazione.

Sullo sfondo una piccola parrocchia dell’Appennino bolognese, così determinata a costruire questa chiesa da arrivare ad autotassarsi; e Don Luigi Borri, parroco contadino, che portò avanti il progetto come una missione, con un gruppo di fedelissimi che lo sostennero dall’inizio alla fine. 

A Giacomo Lercaro, Alvar Aalto, Luigi Borri, si affianca alla fine la figura di un deus ex machina, il direttore della Grandi Lavori, Mario Tamburini, riolese e imprenditore coraggioso che si impegna a costruire la chiesa nonostante le avversità politiche ed economiche. 

   
 

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