Le cave bianche

05/07/2013

Le cave bianche
foto ©Rosario Cusenza)

Zero consumo di suolo e recupero ambientale nella trasformazione in albergo di una cava dismessa di Favignana, dove i volumi dialogano con le pareti di pietra. Pesca del tonno ed estrazione di calcarenite tufacea, la pietra bianca tipica dell’isola, erano le principali attività produttive di Favignana, che per questo presenta numerosi spazi ipogei, a fossa e a galleria. Oggetto del progetto dello studio Cusenza+Salvo, coordinato con la Soprintendenza di Trapani, era il recupero della maggiore di queste cave, una fossa ampia 9.500 mq posta 12 metri sotto il piano di campagna su un lotto di 13mila metri quadri di estensione complessiva, con la realizzazione di una struttura alberghiera. 

Vista dall´alto del complesso alberghiero (foto ©Rosario Cusenza)

Il progetto si prefissava l’obiettivo di non modificare gli spazi di fondo cava e i profondi muri di calcarenite, veri monoliti spessi fino a 5 metri, che hanno perciò fissato il dimensionamento e lo sviluppo planimetrico e altimetrico del complesso ipogeo. L’albergo è formato da una sequenza di volumi che dalla quota di campagna arrivano fino a quella di escavazione, parzialmente separati l’uno dall’altro da tagli verticali che lasciano filtrare la luce che illumina dall’alto gli spazi interni. L´edificio realizzato al piano di campagna è pensato come un grande muro - con rare aperture - che delimita il confine tra l´area d’intervento e la strada comunale Fanfalo. Procedendo verso il piano di scavo, all´interno della sequenza di spazi ordinati dalle grandi e spesse pareti esistenti si trovano gli altri volumi costruiti.

Vista interna dei ponti che collegano i due corpi di fabbrica delle camere (foto ©Rosario Cusenza)

L´edificio che accoglie le camere è suddiviso in due parti, distanziate l´una dall´altra da una feritoia che taglia il blocco in tutta la sua altezza. La luce naturale penetra dall´alto all´interno dei tre piani di elevazione: una soluzione mutuata dai pozzi di luce che venivano realizzati per illuminare l´attività lavorativa all´interno delle cave. Il blocco di tufo faccia a vista è l´unico materiale utilizzato per la costruzione degli edifici che, come nella tradizione costruttiva locale, ha permesso di reinterpretare la poetica del "non finito”.

La reception (foto ©Rosario Cusenza)