Le fabbriche della Regina

05/07/2013

Le fabbriche della Regina
Complesso di San Francesco alla Collina a Paternò (foto ©Nunzio Battaglia)

Un laboratorio multidisciplinare di architettura svela le tracce di una “città invisibile”. Un giacimento prezioso e un paesaggio culturale per la Valle del Simeto. Il progetto di recupero e ricomposizione del complesso di San Francesco a Paternò risale agli anni ’60 con un primo incarico affidato all’architetto Francesco Minissi. L’attuale intervento, che porta le firme di Luigi Bosco, Pasquale Culotta, Francesco Finocchiaro e Giuseppe Guerrera, ricompone un frammento di storia della città che il tempo aveva sepolto. Il progetto di recupero (in attesa di finanziamento per il completamento interno) condotto in maniera interdisciplinare con il contributo di archeologi, geologi e ricercatori, ha svelato le stratificazioni e le trasformazioni della fabbrica, da antica agorà a cappella di Ruggero, da tempio di Venere a taverna, da palazzo a monastero di benedettini e francescani. 

(foto ©Nunzio Battaglia)

Quale nuova vita si prefigura per un luogo così rilevante? In primo luogo la ricerca della “sincerità”: recuperare la fabbrica donata ai francescani dalla regina Eleonora d’Aragona significa assicurare la verità storica delle innumerevoli stratigrafie rinvenute, restituendole alle future generazioni. Dopo anni di ricerche, i monumenti sull’acropoli si possono considerare occasionali nella loro configurazione spaziale, con un modello urbano di matrice greco-romana compatibile con gli scavi archeologici già effettuati dalla sovrintendenza di Catania oltre alle ricerche realizzate all’interno del cantiere di San Francesco. La presenza delle merlature allineate lungo il lato ovest, risalenti al secolo XI, e l’ortogonalità della chiesa di San Francesco riconducono al probabile tracciato del cardo e del decumano. Lo studio della metrologia applicata all’impianto urbano e ai monumenti dell’acropoli ha confermato la corrispondenza tra le fabbriche, lo schema dell’impianto cimiteriale e i sistemi di misurazione greco-romana. Le ricerche geologiche, chimico-fisiche e storiche hanno permesso di individuare tracce rilevanti di strutture antropiche compatibili con quel modello urbano.

(foto ©Nunzio Battaglia)

L’intervento in corso pone le basi per un rilancio dell’intera area e gli spazi restituiti potrebbero costituire il nucleo di un futuro parco archeologico dell’acropoli. All’interno dell’ex-convento il progetto prevede uno spazio espositivo, bookshop e caffetteria a piano terra, oltre all’aula conferenze nella chiesa annessa, mentre gli ambienti superiori potranno ospitare uffici, laboratori, archivi per funzioni connesse al museo o all’ente del parco. La configurazione spaziale esalta il rapporto tra il sito e il paesaggio mettendo in relazione l’ex monastero con la città, l’Etna e il mare. Uno spazio reinterpretato con un sapiente equilibrio tra pieni e vuoti, unificando la percezione degli ambienti interni attraverso un uso diffuso del bianco sulle superfici - siano esse storiche o contemporanee, di metallo o intonacate, lisce o grecate come l’intradosso dei nuovi solai – e delegando alla differenza morfologica la lettura delle stratificazioni temporali. Unica eccezione, il pavimento di argilla cotta esagonale diventa una traccia discreta della matericità originaria. La ricerca di un nuovo paradigma per la valorizzazione dell’acropoli di Paternò infine non può prescindere dall’elaborazione di una strategia unitaria immaginando sistemi di copertura come allegoria del paesaggio naturale, fruibili sia a quota archeologica che a quota copertura, e trasformando l’acropoli stessa in spazio per installazioni di arte contemporanea.

(foto ©Nunzio Battaglia)



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