Il virus del cambiamento

14/07/2010

Il virus del cambiamento
Nuova sede per uffici della societá 3M di 10.300 mq a Pioltello. Vista nord-ovest. La forma e l´orientamento della struttura consentono un efficace controllo ambientale: il fronte sud presenta una serie di terrazze che offrono spazi ombreggiati; le altre facciate vetrate sono protette da particolari sistemi di ombreggiatura. Pannelli PV in f

Mario Cucinella é senza dubbio uno dei protagonisti dell´architettura italiana e internazionale di questi anni. Il suo approccio alla progettazione é innovativo, scientificamente ed ecologicamente fondato, ricco dal punto di vista tecnologico, ma allo stesso tempo capace di una grande e consapevole libertá formale. Ha contribuito in modo sostanziale all´espressione di nuove soluzioni tecnologiche in forme architettoniche significative.

In questi anni lei é stato autore di alcuni tra i pochissimi progetti ?verdi? e sinceramente qualificabili come architettura: le sue sono ?architetture sostenibili? o piú semplicemente opere che esprimono la volontá di un´epoca in termini spaziali?

Direi che cercano di sintetizzare una condizione di maturitá, di guardare alla realtá contemporanea nel modo piú lucido possibile, decantandola in una forma esteticamente significativa. Alla fine, non é altro che quello che l´architettura ha sempre fatto, anche in epoca pre?industriale. Oggi chiaramente abbiamo a disposizione nuovi strumenti, tecniche piú complesse ed evolute, piú conoscenze, e dobbiamo far fronte a nuove esigenze. Semplicemente l´attuale attenzione all´ecologia e all´ambiente, alla sostenibilitá, ha ragioni strutturali profonde e non é né una moda né uno stile, come lo era ad esempio il post-modern degli anni ´80.

Le smart grids, con la produzione e il consumo in loco di energia, come dicono Kurtzweil e molti altri, avranno un ruolo importante in futuro. Che posizione hanno gli architetti in questo scenario?

Gli architetti saranno i protagonisti di questa svolta, questo perché c´é un profondo legame tra la forma degli edifici e la capacitá di produrre energia localmente, soprattutto quando si utilizzano fonti rinnovabili. Sono gli architetti che hanno le competenze necessarie per integrare questi dispositivi all´interno delle strutture, sia dal punto di vista funzionale che formale, evitando che queste restino apparecchi applicati senza alcun criterio, generando danni visuali e ambientali. La questione delle reti di micro-energia rappresenta un passaggio epocale che lascerá dietro di sé tutto quanto é stato fatto finora.

In tema di cambiamento Aurelio Galfetti, durante un´intervista di qualche mese fa, sosteneva, credo a ragione, che ?progresso?é un termine che si tende a liquidare anche troppo facilmente.

Sono assolutamente d´accordo, é fuori discussione che la qualitá della vita oggi sia nettamente superiore a quella di decenni fa, basti solo pensare alla medicina. Non si tratta affatto di tornare al passato, ma piuttosto di trovare un equilibrio. Non credo sia necessario un radicale cambiamento di pensiero, mentre é fondamentale acquisire gli strumenti, vale a dire una coscienza necessaria per controllare una situazione che si é evoluta troppo velocemente, sfuggendoci di mano. Il tema vero é conoscere, e il cambiamento non é tanto questione di mutare gli strumenti quanto, semmai, di cambiare la mentalitá: anche se é proprio questo l´ostacolo principale.

E qual é il contributo degli architetti?

é potenzialmente enorme. Se da un lato l´industria e l´imprenditoria sono condizionate dalla logica del profitto, e se i governi, incorporando il sentimento comune, resistono all´evoluzione, gli architetti in quanto soggetti che propongono innovazione sono gli unici portatori sani di cambiamento. Dopo un po´ anche il mercato risponde alle sollecitazioni e, malgrado tutto, le proposte piú convincenti finiscono per imporsi.

Quali vede come campi emergenti, in particolare rispetto all´architettura?

Ci sono diverse aree. é un dato di fatto che il mondo professionale si sta evolvendo. Ognuno ha il suo stile e la sua filosofia, ma in un progetto di architettura diventa sempre piú necessario incorporare figure disciplinari specializzate e nuove professionalitá. In studio, ad esempio, abbiamo due persone che si occupano esclusivamente di energia. Non me ne occupo io personalmente, capisco ovviamente di cosa si tratta, ma il calcolo e lo sviluppo di questi aspetti é un lavoro meticoloso e complesso che richiede competenze specifiche. Chiaramente, poi, qualsiasi nuova idea deve essere diffusa, deve trovare un terreno fertile, é pertanto fondamentale anche l´aspetto della comunicazione. Ci sono infine situazioni, credo piuttosto pericolose, frequenti soprattutto nelle societá di ingegneria, dove il contributo di un architetto viene considerato un servizio di consulenza né piú ne meno come quello di progettazione dell´impianto idrico o di facility management. Questo, ovviamente, non ha alcun senso.

Come si svolge il suo lavoro?

Direi che ci sono due linee parallele: una di analisi del problema, con rilevamenti e con le prime indicazioni e valutazioni, e la seconda di lavoro creativo. Tendiamo inizialmente a mantenerle relativamente distinte, proprio per non rovinare una con l´altra. Poi, una volta raggiunto un certo livello di maturazione, iniziamo a intrecciarle fino ad arrivare al progetto finale.

Quali sono le sue influenze principali?

Ho una certa diffidenza nei confronti dell´architettura fatta dagli architetti, tende ad essere troppo autoreferenziale, ovviamente non la ignoro ma direi che gli stimoli principali arrivano dall´osservazione dei paesaggi, da immagini, dall´architettura senza architetti di molte architetture tradizionali (non mi piace il termine ?vernacolare?), come alcune che ho visto in Spagna, caratterizzate da un´identitá assoluta con il paesaggio. E poi molto dal lavoro artistico, anche se l´architettura non é un problema di linguaggio ma di forma e di costruzione dello spazio. Infine apprezzo molto l´opera di autori non notissimi, ma grandissimi, come Jorn Utzon o il norvegese Sverre Fehn.

Per concludere, la classica domanda: come definirebbe il suo lavoro in 30 secondi?

?Ho coniato diversi slogan. Comunque si tratta di sensibilitá, creativitá e sostenibilitá. Tra questi il primo é quello di partenza, la sensibilitá é fondamentale anche nei rapporti tra le persone, la creativitá richiede esercizio e sostanza, e infine le ricadute delle prime due sulla sostenibilitá non devono essere di tipo prestazionale, ma profondamente emotivo.

Carlo Ezechieli



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