MODERNO MEDITERRANEO

10/10/2014

MODERNO MEDITERRANEO
(©RPBW, foto Paul Pires da Fonte).

Per La Valletta il vasto piano di riqualificazione urbana che va sotto il nome di City Gate è un colpo di spugna: sul traffico asfissiante, sulla patina polverosa dei bastioni corrosi dal tempo, sul torpore mediterraneo della città.

Inizialmente criticato da molti Maltesi, il lavoro appena completato è, forse per la sua scala urbana e per l’unicità del luogo su cui interviene, il progetto più affascinante di Renzo Piano.

Sezione del progetto City Gate: il teatro, l’edificio del nuovo Parlamento, il varco e il ponte pedonale di ingresso (©RPBW)

Con interventi misurati sulla morfologia e il paesaggio, un’eleganza formale lontana da provocatorie affermazioni di stile, le scelte e le combinazioni dei materiali, tra l’acciaio e il calcare della pietra locale, Piano ripristina i flussi e gli ambienti della città barocca senza alcuna fasulla ricostruzione del passato. Ed è esattamente quella di ripercorrere la storia della “città delle meraviglie” la sensazione che coglie il moderno viandante attraversando il ponte pedonale che è la nuova porta della città.

L’intero progetto City Gate comprende altri tre decisivi interventi: la nuova sede del Parlamento Maltese, una macchina teatrale costruita sulle rovine della Royal Opera House e il progetto di paesaggio che ridisegna il fossato e valorizza i bastioni Cinquecenteschi.

Il concept del masterplan in uno schizzo di Renzo Piano (©RPBW)


Il ponte, il fossato, i bastioni

Probabilmente, quando la città venne costruita il City Gate era un semplice tunnel che attraversava le mura e che nel 1633 assunse dignità di Porta con un ponte di 8 metri di larghezza. Ripetutamente allargato nel corso del tempo, il ponte aveva perso forma e funzione, mentre al livello superiore scorreva il traffico di Papa Pio V Street.

La facciata del nuovo Parlamento (foto ©Architecture Project)

L’intervento di Piano demolisce le precedenti modifiche e la sezione stradale che correva immediatamente all’interno della porta, ora sostituita da due ampie scalinate che collegano i bastioni al livello di Republic Street, la via principale che attraversa il centro fino a Fort St. Elmo. In questo modo il City Gate si apre al cielo, offrendo visuali sulle mura e sul fossato, e si fa breccia e varco nei bastioni difensivi della città.

Schizzo del fronte sud del City Gate (©RPBW)

Le lame e le antenne in acciaio (© RPBW, foto Paul Pires da Fonte)

Un varco sottolineato dall’inserimento di due possenti lame verticali d’acciaio di 6 cm di spessore a marcare il confine tra vecchio e nuovo e due “antenne” in acciaio alte 25 metri a segnalare da lontano l’ingresso, con un rigore rimarcato dalla grandi lastre in pietra di Gozo che pavimentano il ponte. L’intervento si completa con un ridisegno del paesaggio a partire dal fossato, in precedenza adibito a parcheggio e ora trasformato in un fresco giardino raggiungibile dal Gate mediante scale mobili e un ascensore panoramico dai quali apprezzare la possenza delle fortificazioni cinquecentesche.

La macchina teatrale

Nell’impossibilità finanziaria di ricostruirlo nello stile neoclassico con cui l’aveva concepito nel 1862 l’architetto inglese Edward Middleton Barry, lo spirito conservatore dei Maltesi aveva preferito lasciarlo com’era rimasto dopo il bombardamento che nel 1942 l’aveva raso al suolo.

Oggi la Royal Opera House che esce dalla matita di Renzo Piano non solo non spazza via quelle macerie ma conferisce loro valore di memoria collettiva costruendovi, sopra e all’interno, una struttura meccanizzata reversibile che agendo sia sul palcoscenico sia sulle quinte rende la sede adatta per le diverse performance della stagione estiva: opera, balletto, concerti (per i quali è stato implementato un sistema ERES – Electronic Reflected Energy System –già sperimentato da Piano per l’acustica del Times Center di New York). Conclusa la stagione e rimossi i circa 1.000 posti a sedere, il teatro ritorna piazza e luogo della memoria di Malta.

Sezione longitudinale della  Royal Opera House (©RPBW)

Il nuovo Parlamento

Accanto e inserito nell’ordito stradale esistente, l’edificio del nuovo Parlamento è formato da due blocchi massicci di pietra bilanciati su esili colonne che conferiscono all’insieme un senso di leggerezza, separati da una corte centrale aperta al pubblico che serve anche da ingresso principale e che mette in luce struttura e dimensioni del vicino bastione di San Giacomo.

Le facciate dei due edifici (il corpo nord adibito a aula parlamentare e il corpo sud che accoglie gli uffici dei gruppi parlamentari, del Primo Ministro e del capo dell’opposizione) sono rivestite in pietra estratta da una cava di Gozo e lavorata in Italia con macchine a controllo numerico, con un risultato insieme estetico e funzionale, che filtra il calore del sole, permette alla luce naturale di penetrare all’interno e non impedisce la vista verso l’esterno.

Modello della Royal Opera House (©RPBW)

A una quota inferiore a Republic Street, un piano destinato a uffici di organizzazioni e attività legate al Parlamento si apre su una corte alberata e ombreggiata che prosegue fino al tunnel della vecchia stazione ferroviaria, chiusa nel 1931 e in precedenza adibita in modo estemporaneo a parcheggio e sede di alcune officine meccaniche.

Alla base del progetto del nuovo Parlamento forti considerazioni di ordine ambientale: ai vantaggi passivi indotti dalla facciata in pietra si aggiungono 40 pozzi scavati nella roccia fino a 140 metri di profondità (vale a dire 100 metri sotto il livello del mare) per lo scambio geotermico di calore, e 600 mq di fotovoltaico in copertura. Una strategia che permette all’edificio di produrre tutta l’energia necessaria per il riscaldamento invernale e l’80% del fabbisogno estivo. 

Pianta del piano terra (©RPBW)





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