Il gioco del resto e il resto del gioco

01/06/2010

Il gioco del resto e il resto del gioco
Paolo Ulian, Milano,Triennale?Design Museum, Cardboard vases, 2009 per Skitsch

Nello spazio satellite del Design Museum della Triennale di Milano sono stati recentemente esposti trenta progetti di Paolo Ulian. Tra gioco e discarica il titolo della breve rassegna creata a misura d´uomo, un´antologia di soli oggetti, un percorso lungo vent´anni, un viaggio tanto etimologico quanto manuale. Una personale fatta (per parlare) ad arte.

Ogni prototipo, o accessorio, inserito in allestimento, é di piccole dimensioni, sono pochi i complementi d´arredo. Con Ulian, comunque, si impara rapidamente: tutto é continua invenzione, tutto é altro, tutto é resto. Anche il gioco. Il designer toscano é presentato nel segno dell´ingenuitá, della compatibilitá, dell´esperienza tattile, dell´ispirazione verace, ma intervistandolo, a fine mostra, scopriamo molto di piú.

La rassegna era suddivisa in quattro sezioni espositive immaginarie. Parte prima: reinterpretare oggetti esistenti. Seconda: minimizzare lo scarto. Terza: contestare lo spreco (mortale) della discarica. E quarta: fare del design un gioco.

Al primo gruppo appartengono oggetti come Palombella (lampada da comodino intrappolata in una cuffia di silicone, 2000), Portauovo (supporto sottile, metallico e in sospensione per uovo alla coque, 2000) o il pieghevole Cardboard vase (2009). A dimostrazione, invece, di quanto Ulian sappia creare minimizzando gli scarti, sono stati esposti, fra gli altri, i pluri-premiati Pannelli decorativi (arazzi geometrici di cartone fustellato, 1990) e l´estendibile Ciotolone (lamina metallica circolare, deformabile manualmente a causa dei propri intagli laser). Come soluzione contestataria dello spreco, Ulian propone anche il riutilizzo di bottiglie di plastica (Accadueó, 1996) e di scarti marmorei (Bat-tagliere, 1992 e Colonna potenziale, 2009). Infine, piccole icone del ?design a mo´ di gioco?, quali: i Finger Biscuits (2006), il Birdfeeder (2003) i Vasi Rosae (2009), Holes (2005) e, fra gli altri, la geniale Pagina (2001). é inspiegabile il fatto che, seppure progetti a edizione limitata, non siano stati allestiti dal vivo, invenzioni quali Golosimetro (2009), Tavella (2009), Double Match (2001) o Anemone (1998).

Resterebbero ancora da sottolineare alcune caratteristiche quali: la domesticitá dei materiali, la versatilitá dei componenti, l´etica del processo, la malleabilitá delle forme, la dolcezza dei contenuti, la purezza di vuoti e pieni, la gestualitá del progetto, la spontaneitá del rito creativo e la poesia dell´inferenza.

Con Ulian, peró, ogni concetto in piú si racconta da sé: nei nomi degli oggetti, oppure a pelo libero su prototipi, accessori in produzione, pensieri autoprodotti, cose senza categoria e manufatti in completo divenire.

Ritmi e sottoinsiemi della stessa idea.

A questo proposito, come nasce la tua ricerca, il tuo lavoro?

Io utilizzo prevalentemente materiali familiari, ribadisce il designer, materiali che restituiscono colori interi, caldi e domestici; come ad esempio la terracotta, la porcellana, il cartone, il marmo, il vetro e il legno. Cerco di plasmarli come se fossero -naturali-, rispettosi cioé dei cicli di Natura e come se comunque, la loro forma, dovesse mantenere sempre una certa dignitá. Spesso ho imparato che anche con gli scarti di lavorazione quel che si potrebbe fare bene si fa meglio.

Ma allora, cosa ne pensi di limited edition e di design art?

Ritengo che non tutti gli oggetti debbano essere serializzati e industrializzati. Dal progetto, fino alla sua realizzazione, ogni cosa subisce trasformazioni e cambiamenti. Resta, per me, fondamentale che il significato, la qualitá e poi la comunicazione della cosa mantenga il suo orgoglio d´origine, il cuore e l´ispirazione dalla quale é partita. Ci sono alcune cose memorabili, che sono classificate come -pura espressione-, creazioni che stabiliscono nuovi rapporti umani con i prodotti, proprio perché fanno riferimento a quel che si aveva in mente in origine, sin dall´inizio dell´idea.

Cosa ha voluto significare, per Ulian, la curatela di Enzo Mari?

Sono onorato di avere avuto e di avere Enzo Mari come guida, é stato lui ad anticipare il design etico, diventando riferimento per una nuova visione funzionale di materiali, volumi e forme.

Concludiamo infine con un augurio per il designer toscano. Che Tra gioco e discarica trasmetta ancora a lungo la sua spontaneitá intuitiva: sinonimo, senso e volto delle cose.



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