R(I)ESISTENZA SULL’ALTOPIANO

04/06/2014

R(I)ESISTENZA SULL’ALTOPIANO
L’altopiano sopra Srebrenica. Parte del villaggio di Osmače, con i gruppi di case, la moschea, il memoriale, uno dei piccoli cimiteri, pascoli e campi coltivati Foto ©Zijah Gafić per Fondazione Benetton Studi Ricerche

La 25esima edizione del Premio Carlo Scarpa per il Giardino è dedicata ai villaggi di Osmače e Brežani in Bosnia Erzegovina, piccole comunità multietniche devastate dalla guerra che oggi tornano a nuova vita grazie anche a progetti di recupero e sviluppo delle colture agricole locali

Osmače e Brežani sono due villaggi sull’altopiano sopra Srebrenica, territorio ondulato stretto tra i canaloni di un’ansa della Drina, fiume cruciale della storia europea, confine e insieme legame di civilizzazioni che si sono confrontate nella geografia balcanica. Un luogo di fronte al quale è inevitabile interrogarsi sulla contraddizione tra la bellezza della natura e i segni onnipresenti di una guerra ancora leggibile, uno dei tanti luoghi della Bosnia dai quali due decenni or sono è stata strappata la vita di una comunità, devastata la sua convivenza multiculturale di lunga durata, dispersi i sopravvissuti. Tra questi ultimi, e ciò ne fa un caso di testimonianza e di esperienza altamente significative, un piccolo nucleo di famiglie cerca da qualche anno di trovare la strada del ritorno, la trama della memoria, nuove relazioni tra persone, spazi da abitare, terre da curare, case da ricostruire, condizione umana da conquistare.

Un gruppo di capre alla fonte memoriale, sulla strada che da Srebrenica conduce a Osmače. 28 febbraio 2014. Fotografia di Patrizia Boschiero-Fondazione Benetton Studi Ricerche.

 

Nel 1991 Osmače aveva 942 abitanti e Brežani 273. Nessuno vi ha abitato dal 1993 al 2002, l’anno dei primi rientri dopo la diaspora. Oggi solo un centinaio di persone vive nei due borghi, costituiti da un numero variabile di case unifamiliari, separate l’una dall’altra, in una condizione senza centro che ci sorprende. Il microcosmo multiculturale si costituisce dentro misure e presenze comuni: edifici religiosi, piccoli cimiteri, tempietti con la lista dei caduti, il crocevia con la fontana, punto di incontro per le persone che passano e per gli animali che pascolano. E soprattutto, con il suo valore simbolico, la scuola che accoglieva più di 500 alunni e che oggi è in rovina.

Inizio della fioritura del grano saraceno a Osmače. Agosto 2013. Fotografia di Filippo Giannone-Agronomi e Forestali Senza Frontiere.

Nel 2005, anche grazie alla fattiva vicinanza di Irfanka Pašagić, psichiatra, e di Alexanger Langer, alcuni giovani di nazionalità e religione diverse costruiscono insieme il gruppo Adopt Srebrenica. Negli anni successivi una decina di famiglie ritorna nei villaggi per rimettere mano e curare la terra dei padri e delle madri. Nel 2010 si avvia a Osmače l’esperimento del grano saraceno, nato dallo scambio di conoscenze e di pratiche con tecnici e associazioni di vari paesi, in primis l’Italia. Il Premio Carlo Scarpa, consegnato a due dei protagonisti di questa storia di speranza, Muhamed Avdić e Velibor Rankić, cerca di individuare e comprendere le ragioni profonde che legano singoli individui o comunità al luogo abitato dalle loro memorie e dai loro propositi, ragioni e legami talmente forti da permettere di affrontare un abisso che appare invalicabile. Osmače e Brežani pongono con forza il tema della costruzione dello spazio multiculturale come compresenza unitaria di diversi e il suo farsi paesaggio attraverso le pratiche della condivisione dei bisogni, delle capacità e del sapere.

Da sinistra, Muhamed Avdić con Domenico Luciani, presidente della Giuria del Premio, presso la fonte memoriale sulla strada che da Srebrenica conduce a Osmače. 28 febbraio 2014. Fotografia di Patrizia Boschiero-Fondazione Benetton Studi Ricerche.

 

 

XXV edizione 
Treviso, Fondazione Benetton Studi Ricerche
Spazi Bomben
Fino al 29 giugno 2014


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