RINASCIMENTO URBANO

24/01/2015

RINASCIMENTO URBANO

I 400 posti della sala Copernico alla Fiera di Bergamo non sono bastati questa mattina per accogliere il pubblico che ha partecipato all’annuale convegno della Fondazione Italcementi sul tema della rigenerazione e della ricucitura del tessuto urbano.

La discussione non poteva che partire dalle esperienze di Renzo Piano, sia come architetto sia come senatore a vita, ruolo con il quale ha dato vita al gruppo di lavoro G124 che coinvolge architetti, sociologi, giornalisti e giovani in progetti di rammendo delle periferie.

Si tratta di interventi minuti, come ha ricordato il senatore nel suo intervento videoregistrato, e proprio per questo fondamentali: è facile costruire ex-novo rasando terreni agricoli e espandendo senza limiti i confini urbani ma generando in questo modo vasti territori che non sono né città né campagna; più complesso, ma indispensabile, intervenire sul costruito rigenerando i brownfield urbani: aree industriali, ferroviarie, talvolta militari che hanno perduto la loro funzione originaria; meno vantaggioso, sia per i costruttori sia per le casse comunali, realizzare intorno alle città cinture verdi che ne ridefiniscano i confini, ma fondamentale per la qualità delle città e per quella della campagna.

Temi sottolineati da Mario Cucinella, che per essere da sempre attento ai temi della qualità ambientale e al contempo uno dei tutor del primo anno di lavoro di G124, nel corso del quale ha affrontato di persona, con il suo gruppo di giovani architetti, la realtà del quartiere Librino a Catania, ha illustrato concretamente l’importanza di una progettazione partecipata – urbanistica, costruttiva e sociale – per ridefinire la qualità ambientale e di vita delle città.

Una progettazione partecipata che se può sembrare, come provocatoriamente affermato da Geminello Alvi, un’operazione da boyscout, rappresenta in realtà la necessaria premessa per la ricerca di valore e la nuova creazione di reddito che può generare. I brownfield, le aree urbane da recuperare o da sostituire perché obsolete, potrebbero da soli innescare un nuovo periodo di sviluppo economico: secondo il progetto RIFO, promosso da Italcementi e realizzato dall’Università di Bergamo con il coordinamento dalla professoressa Emanuela Casti, nella sola Lombardia si parla di 70 milioni di metri cubi (di cui 40 composti da edifici obsoleti, per i quali il progetto RIFO disegna una strategia di intervento per non danneggiare il tessuto sociale).

Ma perché poi le cose si muovano è indispensabile ricercare gli elementi capaci di creare valore motivando gli operatori. Intervenire su aree fondiarie di pregio, come ha ricordato il presidente di Assoimmobiliare e a.d. di Beni Stabili Aldo Mazzocco, è intuitivamente vantaggioso grazie all’aumento di valore prodotto dalla rigenerazione. Non così nelle periferie, dove però vive il maggior numero di abitanti e si trovano le aree dismesse più vaste.

Per questo occorre ripensare anche i modelli economici e finanziari che sono stati fin qui alla base del mercato delle costruzioni, individuando nella valorizzazione patrimoniale degli asset nuovi strumenti che giustifichino interventi a valore aggiunto contenuto.

Contenuto ma di lunga durata: se è vero – come illustrava l’economista e collaboratore de lavoce.info Francesco Daveri, che ad Harlem la rigenerazione ha funzionato quando si è passati da una politica di case in affitto a una di residenze di proprietà, è vero anche che New York è lontana, e in Italia chi ha costruito per vendere ha prestato poca attenzione alla qualità, che diventa importante invece per investitori che costruiscono per affittare, e che si preoccupano dunque che le opere realizzate si mantengano nel modo migliore nel tempo.

Del resto la qualità si riflette sull’ambiente e la rigenerazione permette di sviluppare progetti e adottare soluzioni e materiali di gran lunga migliori di quelli utilizzati fino a dieci/vent’anni fa. Come il progetto di Palazzo Italia, il quartiere espositivo nazionale a Expo 2015, illustrato da Michele Molè (video) sul finire del convegno.

Concluso dal ministro Maurizio Lupi, che ha illustrato quanto sta facendo il governo per favorire quel nuovo rinascimento italiano auspicato già nel titolo della giornata.

Il presidente Giampiero Pesenti ai saluti di apertura


Il convegno si è concluso con l´intervento del ministro Maurizio Lupi



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