SCOMPARE A 102 ANNI LUIGI CACCIA DOMINIONI

07/12/2014

SCOMPARE A 102 ANNI LUIGI CACCIA DOMINIONI

Avrebbe compiuto 103 anni il 7 dicembre, giorno di Sant´Ambrogio. E´ morto oggi l´architetto Luigi Caccia Dominioni, uno dei grandi protagonisti dell´architettura milanese del dopoguerra. Lo ricordiamo ripubblicando la conversazione che avevamo avuto con lui, un pomeriggio del 2005, presso il suo studio in Piazza sant’Ambrogio. Nel seminterrato di Casa Caccia Dominioni che fu anche il suo primo progetto.

Architetto, scultore, designer. Luigi Caccia Dominioni vive e lavora al 16 di piazza Sant’Ambrogio a Milano, nel palazzo di famiglia che fu anche la sua prima opera di giovane architetto. Una casa importante, nel cuore di questa città dove è nato, cresciuto e si è laureato nel 1936. Tra i suoi amici e compagni di corso c’erano i grandi nomi dell’architettura e del design come Livio e Piergiacomo Castiglioni, Marco Zanuso, e architetti che hanno raggiunto il successo in discipline diverse come Renato Castellani, Alberto Lattuada e Luigi Comencini, che sono diventati grandi registi cinematografici. La personalità – si capisce – è forte, ma è mischiata con una singolare semplicità e accostata a una gentilezza con la quale nasconde gli spigoli di un carattere molto deciso, tutt’altro che accomodante. Riceve tutti, anche senza appuntamento; la gente entra, gli chiede consiglio e lui risponde, garbato e sbrigativo.

Vicino a lui tutto appare più semplice e più bello. Sembra che sappia distinguere immediatamente ciò che è importante da quello che non lo è, per istinto.

Il motivo del suo successo? Fin da giovane riesce a capire i bisogni delle famiglie, i desideri delle persone, li interpreta e li realizza. Caccia Dominioni ha il senso del bello, ce l’ha dentro e lo esprime nelle cose che fa per sé e per gli altri. Per questo è tanto amato, e tanto invidiato da suscitare gelosie e polemiche, ogni volta che fa qualcosa. E di cose ne ha fatte moltissime nella sua lunga e fortunata carriera. Il tavolo appena dentro è immenso e pieno di carte, faldoni, libri. Gli ospiti vanno e vengono, parlano sottovoce per non disturbarlo e lo salutano piegandosi un pochino. Per parlare tranquilli scendiamo, una scaletta breve e sotto incontriamo un altro spazio bellissimo.

Casa Caccia Dominioni in Piazza Sant´Ambrogio 16, Milano

Architettura come medicina. Una volta era una facoltà che si sceglieva per passione. È stato così per lei?

Sì. Ma c’è da dire una cosa, lei deve sapere che io sono nato il 7 dicembre, il giorno di Sant’Ambrogio. Io mi sentivo attratto in modo particolare dalle opere del Bernini, sono andato a vedere sui libri alla voce Bernini Gian Lorenzo e mi sono accorto che anche lui, che di scultura s’intendeva, era nato un 7 dicembre. Era scritto. Io sono nato architetto e lavoro con l’intento di far bello. Studio le case e le loro piante in modo tale che la gente dentro ci stia bene, quella è la differenza tra me e gli altri architetti. Io sono un piantista, questo è il mio mestiere e lo dico sempre! Il che significa far nascere le case dal di dentro, partendo dal letto, dal tavolo da pranzo... Dai particolari si arriva al generale, non il contrario.

Le sue case sono molto eleganti e molto personali. In Valtellina, a Montecarlo, e soprattutto qui a Milano. Dica architetto, che cosa pensa della Milano di oggi?

Milano è un disastro in questo momento, non le sembra? Secondo me, a mio parere. Un disastro perché le cose importanti si fanno senza quel minimo necessario discernimento. Si chiamano grandi, bravissimi architetti per poter fare delle offerte e per poter vincere dei concorsi, ma quello che conta è altro. Sarebbe di gran lunga meglio fare dei progetti molto più posati e molto più tranquilli, ma fatti conoscendo bene la città, le sue esigenze, i suoi problemi, l’ambiente, i necessari collegamenti, l’inserimento del nuovo col vecchio e comunque con quanto c’era e c’è lì da unire, collegare e far crescere insieme.

Invece...

Invece si chiamano queste grandi autorità dell’architettura, si mettono insieme un po’ come si fa per mettere assieme una équipe sia essa di calcio o di pallacanestro, ecco. Capisce… Quindi sa, siamo nel mondo di queste cose, per vendere i terreni ex-Fiera si fa un concorso a chi offre di più. E questa a me non sembra la via migliore, il modo di risolvere i problemi. Ci vuole ben altro, occorrono capacità e cultura, tanta, tanta buona volontà e impegno.

Palazzo per abitazioni in via Vigoni

E quando passeggia per Milano, cosa le piace?

Quando passeggio per la città quello che mi piace è ancora la vecchia Milano, il centro che ancora ha una certa misura e una certa serietà e compostezza. Anche se quando è stata fatta la ricostruzione dopo i bombardamenti si è persa l’occasione, forse la grande occasione di fare un po’ come a Vienna, un ring di giardini tra il Naviglio e la circonvallazione. E lì fare una città con una specie di anello costellato di grattacieli, una sola semplice ma brillante idea. Che il centro rimanesse centro antico come era, attorno un ring moderno fatto di giardini e torri le più alte possibili; oltre il ring una periferia di qualità. Che allora si poteva e si doveva fare con una Milano semi-distrutta com’era. Insomma, una grande occasione perduta.

Non è stato fatto. E adesso…

No. Adesso niente, adesso cosa vuol che le dica, io sono vecchio ormai ho finito la mia partecipazione. Ho fatto quello che potevo. Nel mio piccolo, capisce.

Residenza di Piazza Carbonari, particolare, e collegamento Chase Manhattan Bank, piazza San Fedele

Ma lei che cosa pensa dell’architettura?

Vede, io ho un’idea mia dell’architettura, fatta come servizio, per fare case serie che nascano dall’interno, come un’automobile deve nascere dal telaio e dal motore e non dalla carrozzeria. Invece adesso si fa tutto l’inverso. Si fa la forma esterna e poi l’interno come viene viene. Insomma ecco, un modo proprio differente, un modo diverso di fare. Cioè io concepisco l’architettura come qualcosa che deve dare. Qui invece la prima cosa che si fa è la forma esterna, ci si costruisce il monumento. Comunque Milano resta una grande città, dove si sa lavorare e questa è cosa molto importante. Però è una città che rispetto a Parigi, New York, cosa vuole è come Pavia. Però, però Pavia è bella, è simpatica, piena di cose belle e importanti. E quindi tanto di cappello.

Casa Pirelli

Via Massena, dettaglio

Che cosa è cambiato nella sua professione nel corso dell’ultima metà del secolo scorso? Nel modo di lavorare?

È cambiato che più ero giovane, più potevo contare su artigiani bravi, più ero giovane, più facevo disegni buoni, ma non bellissimi; l’artigiano correggeva e le cose riuscivano molto belle. Adesso mi sembra di fare delle cose belle, e mi sembra che non riescano così belle, perché l’artigiano le tradisce in negativo. Comunque io ho la fortuna di trovare ancora artigiani bravi, sono vecchio, conosco tanta gente e mi appoggio a quelli bravi. Nel nostro lavoro, per raggiungere un ottimo risultato non basta essere bravi, bisogna saper costruire una buona squadra.

Il suo lavoro più bello?

Io sono abbastanza soddisfatto dei miei lavori, nei quali alla fine trovo un po’ meno errori che in altri. Purtroppo spesso i più belli sono progetti che non si realizzano. Una casa che mi piace sempre molto è quella di piazza Carbonari, anche Ippolito Nievo è buona così come la casa di Santa Maria alla Porta e quella di via Cino del Duca. Ma i pezzi di cui mi vanto sono due chicche particolari, e cioè il piccolo collegamento tra San Fedele e la casa della Chase Manhattan e il pavimento del presbiterio della basilica di Sant’Ambrogio, che ho realizzato recentemente e che ha suscitato tante polemiche. Eppure quel pavimento non è solo bello, è straordinariamente bello.

Residenze in via Ippolito Nievo

 

Che opera le piacerebbe aver fatto lei?

Tutto. Per la grande passione che ho per il mio mestiere, ma se fossi proprio costretto a scegliere, direi per esempio il San Satiro di Bramante.

Chi è Luigi Caccia Dominioni?

Una brava persona, semplice, che cerca di lavorare bene.

Disegno della Biblioteca Ezio Vanoni a Morbegno

 

Ma solo per un’élite…

Non è vero, non è assolutamente vero. Io lavoro per chi mi chiama. Anzi, più la persona è semplice e ha pochi mezzi, più io lavoro con intensità e con maggior gusto. Mi sono divertito una volta a fare degli appartamenti piccoli, che ho chiamato Appartamento Pirelli, Appartamento Agnelli, perché anche l’appartamento piccolo può e deve avere una sua classe, riuscire ad avere alte qualità pur nella piccola dimensione ed un suo tono dignitoso.

S.P.

LUIGI CACCIA DOMINIONI: BREVE BIOGRAFIA

Si laurea a Milano nel 1936 e qui inizia l’attività professionale con Livio e Piergiacomo Castiglioni. Negli anni della guerra si dedica all’arredamento e al design - da ricordare i suoi apparecchi radio Phonola - attività che non abbandona e che lo porta a realizzare diversi elementi d’arredo, dalle poltrone alle posate di Alessi, alle maniglie Olivari.

Coerente continuatore della tradizione lombarda, si esprime con eccellenti risultati nell’intera gamma delle soluzioni abitative: dalla villa cittadina alla residenza di campagna, dal singolo edificio residenziale ai complessi di San Felice o di Monticello.

A Milano realizza importanti edifici in diverse zone della città: in via Carbonari, via Ippolito Nievo, via Tamburini, Santa Maria alla Porta, piazza Velasca e corso Europa, definita per un ampio tratto dai suoi sei palazzi neri. Un cenno a parte merita la fabbrica della Loro Parisini. Numerosissime le ville in Lombardia, importanti quella di Palau, in Sardegna, e la villa Stoppani in Milano. Degli anni ottanta sono il grattacielo e le case del Parc St. Roman, nel Principato di Monaco. Da ricordare la biblioteca Vanoni a Morbegno, la chiesa di San Biagio a Monza e quella di San Martino ad Arenzano, e ancora l’orfanotrofio dell’Addolorata a Milano, l’abbazia di Viboldone nel milanese e il convento agostiniano di Poschiavo, in Engadina.

Impossibile riassumere in poche righe tanti anni di attività, ma non possiamo dimenticare il rifacimento della Pinacoteca Ambrosiana, di parte del museo Poldi Pezzoli, del teatro dei Filodrammatici fino alla recente sistemazione di piazza San Babila, con la nuova Fontana e i collegamenti in quota della Fiera di Milano.

L´Ordine degli architetti di Milano ha dedicato uno dei suoi itinerari di architettura alle opere di Luigi Caccia Dominioni.

Grattacielo per abitazioni, Legnano (MI)

 

Radioricevitore da tavolo a 5 valvole Phonola, 1940



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