SMART CITIES E STRUMENTI URBANISTICI

31/01/2019

SMART CITIES E STRUMENTI URBANISTICI

La settima Rassegna Urbanistica Nazionale dell’Inu Mosaico Italia: raccontare il futuro, in programma dal 3 al 6 aprile a Riva del Garda, ha l’ambizione e l’obiettivo di fotografare il cambiamento – attraverso una mostra e una serie di incontri – nel settore della pianificazione urbana e del territorio.  

 

 

Se a Gianluca Cristoforetti, responsabile della Community dell’Istituto Nazionale dell’Urbanistica “Smart city/smart communities”, si chiede perché un tema come l’irruzione della tecnologia nel contesto urbano  non può che essere centrale nel dibattito sull’evoluzione della pianificazione e del governo del territorio, lui parte da dinamiche generali, che riguardano la vita di tutti: «È interessante secondo me fare un esempio che con l’urbanistica c’entra poco, ha più a che fare con il peso che sta assumendo il veicolo tecnologico. È di questi giorni la notizia che Mark Zuckerberg sta pianificando una integrazione di Facebook, Whatsapp e Instagram. Si arriverà in prospettiva a una piattaforma che raccoglierà tre miliardi di utenti. Sono numeri impressionanti, che danno la misura di quanto la tecnologia stia modificando le nostre vite. I temi si stanno spostando su livelli che fino a poco tempo fa non riuscivamo nemmeno a immaginare, la tecnologia si riversa sull’agire quotidiano, su scelte che hanno a che fare con il lavoro, il benessere, la salute. Tutto ciò che riguarda la vita sui territori è influenzato dalla tecnologia».

È perciò decisamente inevitabile che “Mosaico Italia: raccontare il futuro” affronti la questione del contributo e degli effetti della tecnologia nel settore. Cristoforetti cita come esempio «il piano dei servizi del Prg: quello che conteneva e pianificava ciò che è necessario, oggi risiede in uno strato tecnologico. È la tecnologia che pianifica e gestisce i servizi che una volta venivano gestiti nell’ambito del piano».

   

Ma le leggi e gli strumenti riescono ad adeguarsi a questi cambiamenti vorticosi? Per il responsabile della Community dell’Inu «tentativi di adeguamento ce ne sono. Mi viene in mente la legge regionale dell’Emilia-Romagna, che prevede la possibilità di trasformare gli standard in servizi. Invece di mettere a disposizione un tot di parcheggi, li sostituisco con auto elettriche da gestire con le app. Quello che non collima con i tempi della tecnologia è il processo deliberativo degli strumenti urbanistici, come e quando la pianificazione diventa legge. Se noi non immaginiamo percorsi deliberativi diversi i tempi dello sviluppo tecnologico e i tempi sociali e delle pianificazione saranno sempre lontani. Il problema non risiede tanto nella pianificazione, quanto nel processo deliberativo».

   

Cristoforetti per individuare gli effetti positivi della tecnologia, oltre che esempi virtuosi, riassume un principio: «Si prova a cambiare il paradigma di un Paese, per dirla come ha fatto una volta Piero Angela, destinato al dramma, perché non punisce chi si comporta male e non premia chi si comporta bene. Grazie alla tecnologia si può arrivare a un circuito virtuoso che ribalti questa concezione. Ci sono modelli di servizi al riguardo che si stanno applicando in settori come la mobilità, l’energia, la raccolta dei rifiuti. C’è ad esempio una sperimentazione di Hera, che ha realizzato un cassonetto che misura il conferimento del cittadino, la cui qualità viene riconosciuta come capacità di spesa per acquistare beni e servizi».  

 
   

L’ultima domanda a Cristoforetti riguarda il ‘doppio titolo’ della community che coordina, che è in realtà una sintesi estrema dell’evoluzione della portata degli effetti della tecnologia nella gestione e nel governo delle città: «Smart city nasce come definizione dell’innesto tecnologico negli aspetti materiali della città, la tecnologia al servizio dell’efficientamento degli apparati, dai semafori all’illuminazione. È stato il primo livello di immissione tecnologica nella città. Con la penetrazione degli smartphone si è passati a ragionare sui cittadini, le persone che abitano e frequentano la città. La smart community, quindi supera e integra la smart city ragionando sui comportamenti delle persone e non sulla mera tecnologia».



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