SOCIAL HOUSING, BISOGNI E PROSPETTIVE

07/10/2017

SOCIAL HOUSING, BISOGNI E PROSPETTIVE

Si è concluso ieri a Torino Urbanpromo social housing, l’evento di riferimento sull´abitare sociale, organizzato dall´Istituto Nazionale di Urbanistica e da da Urbit.

Vi hanno partecipano i principali attori dell´housing sociale. In particolare la manifestazione è promossa da Cdp Investimenti Sgr (Gruppo Cassa depositi e prestiti), Programma Housing della Compagnia di San Paolo, Fondazione Sviluppo e Crescita della Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Housing Sociale e Fondazione Crc. Il documento conclusivo dei due giorni di riflessioni e di analisi sarà presentato nel corso della 14a edizione di  Urbanpromo, in programma alla Triennale di Milano dal 21 al 24 novembre prossimi.

Giordana Ferri, direttore esecutivo di Fondazione housing sociale, e Rossana Zaccaria, presidente di Legacoop abitanti, hanno coordinato la parte di discussione dedicata all´housing sociale collaborativo, definito come quell’insieme di interventi che hanno alloggi e servizi comuni e che prevedono un codesign e una coproduzione in cui sono coinvolti i futuri residenti.

Ferri e Zaccaria hanno rilevato come l´housing sociale collaborativo sia «una realtà che sta crescendo. In questo contesto di esperti internazionali comincia a esserci un linguaggio comune, l´Italia si sta collocando in modo avanzato con delle esperienze interessanti sia dal punto dell´innovazione che dalla quantità». Elencate alcune caratteristiche necessarie perché l´intervento possa essere catalogato come una buona pratica: la presenza di spazi comuni, una gestione economica sofisticata visto l´impegno necessario specialmente nella fase iniziale, il monitoraggio e un mix sociale degli abitanti.

Elio Morino dell´Istituto Nazionale di Urbanistica ha moderato la sessione dedicata al senior social housing, un campo specifico che nel nostro Paese è in fase di esplorazione nonostante riguardi un problema noto da tempo. Come ha spiegato Morino «si è sottolineato come il problema dell´invecchiamento richieda un´analisi di tipo sociologico per comprendere le richieste e le soluzioni che ruotano intorno alle politiche abitative. Abbiamo voluto approfondire per capire come risolvere le esigenze delle persone con una aspettativa di vita sempre più alta, in cui si diffonde l´esigenza di invecchiamento attivo e del prolungamento di uno stato di benessere anche in età avanzata».

Il senior social housing si rivolge alla fascia di età compresa tra i 65 e gli 80 anni, e nasce anche da esigenze di tipo economico, dalla previsione che in futuro il reddito da pensione sarà destinato a scendere. Le persone nell´invecchiamento manifestano il desiderio di trascorrere più tempo nelle abitazioni, che però devono essere rese idonee prevedendo ad esempio servizi sanitari leggeri o di aiuto alla vita quotidiana forniti a domicilio. Morino ha citato modelli francesi e spagnoli che hanno destato interesse per la loro specificità.

A Marco Camoletto di Fondazione Crt è spettata la moderazione del dibattito sul social impact investing, che ha analizzato il dialogo tra strumenti e operatori economici e finanziari tradizionali (investitori di lungo periodo, costruttori) e la categoria di investitori e prodotti di investimento focalizzati sulle conseguenze sociali delle operazioni. Questi ultimi aspirano non solo a creare infrastrutture ma anche a ottimizzare gli impatti sociali. La discussione è quindi ruotata su un confronto tra la vocazione tradizionale e quella basata sulla valutazione del rendimento sociale. «È chiaro – ha spiegato Camoletto – che le dimensioni dei due mercati sono incomparabili ma queste due realtà hanno cominciato a dialogare sia sui termini che sugli strumenti che possono creati e affiancati. Si notano crescenti interesse e comprensione reciproci».



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