The Milan Principles

04/11/2009

The Milan Principles
Render di Herzog & DeMeuron dell´area di Expo2015 a Milano

William McDonough, giá autore, in occasione dell´Expo di Hannover, di principi guida universalmente noti come ?Hannover Principles´, é stato recentemente incaricato quale membro della consulta degli architetti per Expo2015 di Milano. Riconosciuto a livello internazionale come uno dei piú autorevoli esponenti nel campo della progettazione ecologicamente orientata, McDonough é anche uno dei massimi teorici dell´architettura di questi ultimi anni. La visione proposta nel suo libro Cradle to cradle (con Michael Braungart) offre una concezione dell´architettura sintetica, chiara e fondamentalmente nuova. Una prospettiva tanto orientata verso il futuro da rappresentare un significativo scostamento dal sempre piú limitante aggettivo ?sostenibile? con il quale vengono etichettate alcune significative opere attuali. Se per l´architettura Moderna del XX Secolo le macchine erano un riferimento imprescindibile, quali saranno i riferimenti per l´architettura del XXI Secolo? Il pensiero di McDonough apre in tal senso un percorso inedito e particolarmente significativo. Per il suo lavoro, il suo pensiero e tutti gli argomenti che emergono da questa intervista, McDonough rappresenta una figura chiave per l´inquadramento e lo sviluppo metodologico e concettuale del tema dell´Expo: ?Nutrire il pianeta, energia per la vita?.

Signor McDonough, quanto da lei proposto in ?cradle to cradle? é una visione notevole e molto chiara per il futuro. Sei anni dopo la pubblicazione ci sono segni tangibili di cambiamento?

Certamente si. Proprio in questo momento ci sono aziende con un fatturato di miliardi di euro che intendono sviluppare un approccio ?cradle to cradle?, siamo inoltre in contatto con due governi per introdurre lo stesso approccio su scala nazionale e regionale. Indubbiamente quel libro anticipava abbastanza i tempi, ma ormai stiamo decisamente entrando in un nuovo livello di consapevolezza.

Quali attivitá, fatti o concetti pensa abbiano o avranno l´impatto piú importante nel ?rifare il modo in cui facciamo le cose??

Quello che Michael Braungart ed io abbiamo incominciato a proporre é un sistema a doppio metabolismo: uno biologico e l´altro tecnologico. All´interno di questi due metabolismi ogni cosa deve ruotare in circuiti chiusi. Dobbiamo progettare le cose in modo da eliminare la presenza di prodotti di sintesi nella biosfera, evitando l´inquinamento e mantenendo tutto nell´ambito di processi che garantiscano il costante rinnovamento di risorse. La natura prende energia dal sole, dobbiamo fare esattamente la stessa cosa con qualsiasi nostra attivitá o prodotto. Abbiamo progettato il nostro mondo in modo tale che preleviamo il carbone, che appartiene al sottosuolo, e lo mettiamo nell´atmosfera: vale a dire nel posto piú sbagliato. Diffondiamo componenti di sintesi, spesso tossiche, nella biosfera e anche questo é abbastanza stupido. E per concludere abbiamo riempito l´oceano di plastica, che é il massimo dell´idiozia. Dobbiamo tornare indietro di 200 anni, schiacciare il bottone restart e ricominciare a pensare. In questo senso l´Expo di Milano é un´opportunitá molto appropriata per ripensare tutto quanto: il cibo é un nutriente insieme a molti altri.

Come le macchine erano l´ispirazione per l´architettura Moderna del XX Secolo, quale immagine, realizzazione o concetto pensa sia l´ispirazione per la nuova architettura del XXI Secolo?

Un edificio é come un albero e una cittá é come una foresta. Pensando a questo si diventa molto umili. Immaginiamo che, come incarico di progetto, ci venga dato il disegno di un albero: l´albero produce ossigeno, mette a disposizione un microclima, controlla l´umiditá e l´erosione del suolo e ospita una moltitudine di essere viventi; ora pensiamo a un edificio che produca ossigeno e faccia le stesse cose che fa un albero. La natura é alimentata dal sole: pensiamo nello stesso modo. Si dovrebbe infine progettare un edificio in una dimensione temporale, che sia flessibile ed adattabile per scopi multipli. Le necessitá umane cambiano nel tempo e quello che oggi é un palazzo per uffici domani potrebbe accogliere residenze.

Durante una recente conversazione con Gilles Perraudin emergeva l´ingegnositá e la saggezza, in senso ecologico, dell´architettura vernacolare. Pensa anche lei che dovremmo guardare con piú attenzione al nostro passato pre-industriale?

200 anni fa le case erano raffrescate con la brezza e riscaldate dal sole, l´architettura vernacolare possedeva un intrinseco e immenso bagaglio di conoscenze in tal senso. Questo non significa che dovremmo tornare all´architettura vernacolare, dato che ovviamente le condizioni sono cambiate, ma dovremo recuperarne i principi di base. Ho recentemente lavorato con la NASA ad un progetto chiamato ?sustainability base´. Sustainability base si trova sulla terra, ma parte dal presupposto che qualcuno atterri sul nostro pianeta nudo, senza niente di niente tranne la conoscenza e l´esperienza dalla NASA. La prima domanda é: da dove prendo l´energia? Guardo a solo 8 minuti di distanza, c´é il sole, un mega-reattore a fusione nucleare. Con i pannelli fotovoltaici posso catturare tutta l´energia necessaria. Devo raffrescare? A 2 o 3 metri sotto i miei piedi c´é una temperatura costante di 12?C e non ho nessun bisogno di scavare oltre per tirare fuori il petrolio che faccia girare una pompa. Hai bisogno di aria? Mi guardo intorno, anche qui non serve pompare, basta solo disegnare un edificio che abbia la ventilazione incrociata! Dobbiamo affrontare questi problemi come si faceva in etá pre-industriale ma con la mentalitá della NASA e con la tecnologia attuale. Quel che si faceva 200 anni fa non é vecchio ma incredibilmente nuovo!

Quali pensa siano le caratteristiche di una ottima, grande architettura?

Che sappia sollecitare le emozioni verso un livello il piú alto possibile di apprezzamento e di illuminazione, che provveda soliditá, che soddisfi le esigenze dell´esperienza umana e controlli sapientemente la luce e i volumi. Non credo infine che un edificio che distrugga l´ambiente possa mai essere considerato una buona architettura.

Come sviluppa un progetto, quali sono i passi principali della sua prassi progettuale?

Procediamo secondo quest´ordine: principi, obiettivi, strategie, tattiche e metriche. Il problema predominante nell´attuale green design é quello di partire dalle misurazioni. Il che corrisponde ad un benchmarking, ad una valutazione di una soluzione esistente che potrebbe avere delle grosse falle a livello concettuale o strutturale. Cosí facendo si finisce per concentrarsi sull´efficienza, magari lavorando sulle pure tattiche ma mai rivolgendosi ai principi. I nostri principi sono: come possiamo prenderci costantemente cura dei figli di tutte le specie? Un edificio deve sostenere la vita, non distruggerla. E´ del tutto dimostrabile che noi esseri umani siamo la specie dominante su questo pianeta e come tale dobbiamo sostenere la vita e gestire le risorse, prendendoci cura di tutti i figli di tutte le specie. Come del resto prenderci cura delle relazioni e dei diritti di ognuno all´interno della nostra stessa specie. Il secondo punto, il nostro obiettivo, é in realtá molto semplice: deve essere piacevolmente diverso, sicuro, con aria, acqua ed energia pulita e di cui sia possibile godere economicamente, imparzialmente, ecologicamente ed elegantemente.

Progetto a partire dai principi: é un approccio piuttosto simile al framework di The Natural Step, per esempio?

Esatto, é sicuramente un punto importante in comune con Karl Henrik (Karl Henrik Robért, fondatore di TNS. N.d.R. Cfr. con n.16 di IoArchitetto). L´unica differenza é che il nostro orientamento é molto piú indirizzato verso la progettazione anziché alla gestione e guida verso decisioni. Credo che il piú forte denominatore comune sia che entrambi ci basiamo sulla scienza.

Nel recente masterplan per EXPO2015 l´architettura del paesaggio, invece dei convenzionali padiglioni, ha un ruolo fondamentale nel disegno complessivo. E´ una concezione nuova che potrebbe avere un´influenza, non solo sul modo di fare esposizioni universali, ma anche sul modo di fare architettura?

Ci sono scale differenti di interazione all´interno del mondo naturale e tra quest´ultimo e le cose fatte dall´uomo. La cosa interessante sull´esposizione internazionale é il dialogo tra qualcosa di effimero e la volontá di catturare qualcos´altro che invece é permanente. Da questo punto di vista l´Expo di Milano é un evento effimero che celebra qualitá eterne come la nutrizione. Come abbiamo fatto nel progetto per la NASA, sarebbe bello che ogni parte del progetto per l´Expo diventasse un´esplorazione e un´integrazione vitale dell´effimero con un mondo fatto di cicli e metabolismi. Gli edifici devono essere come alberi e i paesaggi come giardini, la speranza sul cibo e la nutrizione deve essere una celebrazione di qualcosa di eterno: della chimica, della fisica, della biologia e di ció che Einstein ha definito una ?magia?, ovvero la vita.

Qualche raccomandazione per l´Expo di Milano? Ci saranno dei ?Milan principles´?

Penso che qualsiasi principio debba avere un radicamento. é molto facile dire la veritá, molto difficile invece capire se la veritá che sto raccontando ha un valore effettivo. Servono principi operativi fondamentali, tanto chiari e basilari quanto quelli della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, come: l´acqua deve essere pulita, l´aria deve essere pulita. Devo usare i principi per guidare la mia matita e rispondere alla questione di fondo: quello che sto disegnando segue il principio oppure no?

Quali immagini pensa siano le piú adatte come complemento a questa intervista?

Una delle mie favorite é quella dello stabilimento di River Rouge dove si vede il tetto verde con un primo piano delle uova di uccelli selvatici. Quel tetto ha permesso di evitare la realizzazione e la conseguente gestione di un enorme impianto di trattamento acque, procurando un risparmio di 35 milioni di dollari solo il primo giorno. I committenti mi avevano concesso un minuto e mezzo per spiegare il progetto che, solo con quelle cifre, é stato approvato immediatamente! Sono consapevole che per andare avanti un´attivitá deve essere economicamente praticabile e questo é un dato di fatto che rispetto profondamente. Oltre ai dati economici, la cosa piú bella é che i primi uccelli si sono posati sul tetto solo 5 ore dopo il suo completamento.

Carlo Ezechieli



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