THERE IS A PLANET, SOTTSASS IN TRIENNALE

15/09/2017

THERE IS A PLANET, SOTTSASS IN TRIENNALE
Casa wolf a Ridgway in Colorado, 1986-1989, Ettore Sottsass con Johanna Grawunder

Inaugura oggi e resterà aperta fino all´11 marzo presso la Triennale di Milano There is a Planet, una mostra monografica dedicata a Ettore Sottsass nel centenario della sua nascita e a 10 anni dalla scomparsa.

Curata da Barbara Radice e nell’allestimento di Michele De Lucchi e Christoph Radl, There is a Planet è un’esposizione speciale.

Naturalmente non mancano oggetti e progetti che rappresentano le pietre miliari del percorso pubblico di Sottsass, dalla macchina per scrivere Olivetti Valentine alla libreria Carlton prodotta da Memphis, ma attraversandone le stanze il visitatore incontra le parole e i pensieri dell’architetto filosofo Ettore Sottsass e può percorrere la sua visione del mondo espressa anche dalla lunga sequenza di fotografie – compresa la serie Le ragazze di Antibes degli anni Sessanta – scattate durante i suoi viaggi.

Libreria Carlton, Memphis 1981, foto Aldo Ballo

 

Al termine del percorso, organizzato in 9 stanze, sarà forse più chiara la critica radicale di Sottsass, che trovò materialmente forma in modelli di rottura rispetto al funzionalismo del Moderno.

Rottura e provocazione piuttosto che contrapposizione: l’eccesso di decorazione non era un ritorno al pre-moderno ma la ricerca, forse utopica, certo incompiuta, di una nuova razionalità delle emozioni, di un perché al vaso di fiori freschi, che esula dagli standard della Bauhaus ma che per la qualità di vita è determinante quanto lo studio dell’ergonomia dei mobili della cucina.

L’attualità di quella critica e di quel pensiero è tanto più evidente oggi che la tecnologia domina l’architettura e conduce a risultati assurdi come le case passive dove è “vietato” aprire le finestre.

Ettore Sottsass, Cabinet nr. 59, 2004, courtesy Gallery Mourmans, foto Erilk e Petra Hesmerg

 

La notevole quantità di materiale radunato e esposto si articola nei diversi ambienti della galleria dell’architettura del Palazzo dell’Arte intorno a nove temi individuati a partire dagli scritti di Sottsass. Ecco dunque Per qualcuno può essere lo spazio (pensieri e opere fino al 1955 circa), Il disegno magico (anni ’50 e ’60), Memorie di panna montata (anni ’60), Il disegno politico (anni ’70), Le strutture tremano (anni ’70 – inizio ’80), Barbaric Design (gli anni della “Milano da bere”), Rovine (nei ’90, quel che ne restò), Lo spazio reale e infine la grande sala centrale con Vorrei sapere perché..., il titolo che meglio riflette l’atteggiamento di Sottsass verso il mondo.

Al catalogo vero e proprio si aggiunge, in occasione di questa mostra, la pubblicazione per Electa del libro There is a planet, quello stesso volume che avrebbe dovuto raccogliere gli scatti di Sottsass in un progetto degli anni Novanta che l’editore Wasmuth alla fine, con grande disappunto di Sottsass, rifiutò.

La conferenza stampa di presentazione della mostra, ieri mattina in Triennale. Da sinistra Michele De Lucchi, l’assessore alla cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno, Arturo Dell’Acqua Bellavitis, presidente del Triennale Design Museum, Silvana Annichiarico, direttore del Tdm, Barbara Radice, curatrice della mostra, Christoph Radl (progetto grafico)

 

Ettore Sottsass THERE IS A PLANET

  • 15 settembre 2017 - 25 marzo 2018
  • Triennale Design Museum
  • A cura di Barbara Radice
  • Progetto di allestimento Michele De Lucchi
  • Progetto grafico Christoph Radl
  • Direzione Silvana Annicchiarico


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