TORBJØRN RØDLAND, THE TOUCH THAT MADE YOU

14/08/2018

TORBJØRN RØDLAND, THE TOUCH THAT MADE YOU
Immagine della mostra “Torbjørn Rødland: The Touch That Made You”, Foto Andrea Rossetti, Fondazione Prada Osservatorio, Milano, Courtesy Fondazione Prada

Visitabile ancora per pochi giorni (fino al 20 agosto) negli spazi di Osservatorio di Fondazione Prada, in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, la mostraTorbjørn Rødland: The Touch That Made You”. 

Concepito e presentato inizialmente da Serpentine Galleries a Londra, il progetto a cura di Hans Ulrich Obrist e Amira Gad riunisce una selezione di più di 40 opere fotografiche e 3 video realizzati tra il 1999 e il 2016 dall’artista norvegese Torbjørn Rødland.

Come dice l’artista il titolo – The Touch That Made You – «rimanda ai processi analogici: il tocco della macchina fotografica, il tocco della luce che colpisce la pellicola, il tocco dei liquidi che scorrono sulla pellicola durante lo sviluppo. Ed è una cosa che collego alla complessità e all’intimità di alcuni soggetti - gli incontri tra due individui o tra oggetti e corpi». 

L’artista lavora con la fotografia analogica creando messe in scena costruite e precise. Nel suo processo creativo convivono quindi una dimensione di controllo che esercita sulle persone e sugli oggetti all’interno del set e una componente di sorpresa e imprevedibilità, in quanto il risultato finale dei suoi sforzi è visibile solo quando l’immagine è sviluppata e stampata su carta fotografica.

Torbjørn Rødland, Go to the Vip Room #1, 2007, Fuji Crystal Archive paper mounted on dibond, 146.5 x 115.5 x 5 cm, Edition 2/3. Courtesy of the artist and Nils Særk, Copenhagen

 

Celebre per i suoi ritratti, le nature morte e i paesaggi, Rødland unisce alla chiarezza formale tipica dell’immagine commerciale uno sguardo personale e poetico, attraverso il quale trasforma parti anatomiche, oggetti quotidiani ed elementi naturali in feticci ambigui. I suoi lavori provocano nello spettatore una reazione ambivalente di repulsione e attrazione, intimità ed estraneità rispetto ai soggetti ritratti. 

Rødland sviluppa le sue immagini isolando o producendo dei conflitti visivi: contrasti tra materiali, tra condizioni fisiche o tra aspetti esteriori di due soggetti ritratti.

Torbjørn Rødland, Summer Scene, 2014, Chromogenic print on Kodak Endura paper, 76 x 60 cm. Collezione Paolo Piardi. Courtesy of the Artist and STANDARD (OSLO), Oslo

 

L’intento non è di illustrare una particolare idea o sostenere una posizione teorica, ma di esplorare il potenziale simbolico del medium fotografico e le modalità con cui lo spettatore può essere stimolato, se costretto a confrontarsi con queste opposizioni.

Torbjørn Rødland, The Geller Effect, 2014, Chromogenic print on Kodak Endura paper mounted on aluminium, Framed 77.5 x 61.5 cm, Edition 3/3. Courtesy of the artist and Eva Presenhuber, Zürich / New York

 

Nei due livelli di Osservatorio i lavori fotografici sono esposti su strutture di legno caratterizzate da superfici monocrome e lisce, all’interno, e da pareti grezze e non finite, all’esterno. Nella piccola sala di proiezione che conclude il percorso espositivo sono presentati in successione tre video girati da Rødland nel decennio scorso che per Rødland rappresentano «uno strumento per esplorare il movimento, l’intervallo e la temporalità – qualità che non riesco ad approfondire in modo così esplicito con la fotografia. 

Quindi si tratta ancora di un’indagine del mezzo fotografico, ma con parametri diversi».



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