UN´ITALIA D´ORO

29/07/2014

UN´ITALIA D´ORO
La cerimonia di premiazione del XXIII Compasso d’Oro (foto ©2014 Mimmo Capurso/ADI Associazione per il Disegno Industriale)

La XXIII edizione del Premio Compasso d’Oro ADI si è conclusa con l’assegnazione dell’ambito riconoscimento a venti prodotti eccellenti. Il Premio arriva dopo tre anni di selezione a cui sono chiamati progettisti e aziende che hanno realizzato prodotti innovativi. Non si tratta di un premio alla sola forma, ma all’ingegno e alla capacità di interpretare il mercato e di investire sull’innovazione. Per ADI un percorso di ricerca che non si interrompe mai e che alla fine di ogni anno produce il volume Index; ogni tre anni una Giuria Internazionale deve estrapolare da 10 a 20 prodotti da premiare. Non è scontato affermare che tutti i circa 300 candidati al premio sono da Compasso d’Oro, essendo la selezione precedente molto severa.

Una caratteristica questa del Premio dell’ADI, che contrappone la qualità alla quantità, rispetto ai molti premi al mondo che arrivano ad assegnare anche fino a migliaia di premi all’anno. Per questo motivo il Compasso d’Oro, seppur riservato al design italiano, riscuote apprezzamento. La presenza di una giuria finale internazionale ha la finalità di evitare favoritismi e anche quella di promuoverE la nostra immagine all’estero, oltre all’esigenza di reperire esperti altrimenti già coinvolti, come progettisti o imprenditori, dai prodotti presenti in gara. La selezione di quest’anno è stata particolarmente interessante avendo premiato prodotti che spaziano nei diversi ambiti e che danno riscontro della varietà del design italiano.

Ecco che la Ferrari e la Ducati si accompagnano in quest’edizione alle più belle lampade di Artemide e Davide Groppi, ma anche un tombino, come oggetto urbano, e pure un piccolo oggetto domestico diventano protagonisti. Mi piace constatare che imprenditori meno conosciuti abbiano la possibilità di ottenere la visibilità meritata, accanto ai grandi nomi; questo si ottiene lasciando la giuria libera da influenze e rinunciando, per rispetto del mestiere comune ad essere presenti in giuria. Certo conta scegliere in modo appropriato i giurati (in questa edizione composta principalmente da designer), controllare che tutto il processo a monte funzioni (più di 100 esperti in svariate commissioni). Insomma dietro le quinte tanto lavoro consapevole di molti.

Spesso vengono citati gli oggetti famosi degli anni ‘50, come se il tempo del nostro design si fosse fermato a quell’epoca d’oro, dimenticando di approfondire quanto di innovativo ogni anno viene prodotto nei diversi settori. In Italia, invece, nonostante i luoghi comuni e le difficoltà che tutti conosciamo, si continua a produrre qualità. Dietro a questi prodotti vincitori ci sono sforzi creativi e investimenti e dunque è opportuno dare risalto a queste risorse strategiche per il Paese. Coerentemente con questa visione i venti vincitori vengono ora accolti a Bruxelles, presso il Palazzo del Consiglio Europeo, per restare esposti durante tutto il semestre italiano di Presidenza. Un modo per raccontare agli altri, ma sopratutto a noi stessi, senza paure, che siamo da premiare.

Luisa Bocchietto, past president ADI

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